sabato 4 agosto 2018

A te che pensi di poter fare a meno di Dio


Amico, amica,

la società oggi ti fa credere che Dio non sia una priorità, anzi addirittura che Dio non sia affatto necessario. Che si possa costruire la propria vita a prescindere da Lui, che in fondo ormai si è visto: coloro che dovevano essere i garanti del soprannaturale non sono altro che uomini come tutti gli altri, o anche peggio degli altri. Sto parlando dei preti pedofili, dei cristiani della domenica, di coloro che si mettono a posto la coscienza battendosi il petto e attaccandosi alle tonache dei preti. Che, in fondo, la cosa più giusta è affrontare la vita così, a viso aperto, senza dover rendere conto a nessuno se non alla propria coscienza e che si può essere buoni e giusti senza necessariamente doversi professare credenti. C'è del vero e del bello in tutto questo.
Ma non convince fino in fondo. Non è vero. Non rappresenta la realtà, ma solo parte di essa. Tutte le cose che accadono nel mondo vengono presentate con una parte di verità senza la quale non starebbe in piedi niente. Tuttavia se ti accontenti della verità a buon mercato, quella condivisibile dai media che devono vendere - "vox populi, vox Dei": vero, peccato che la gente non condivide quello che dicono e fanno i benpensanti - forse riuscirai ad andare d'accordo con gli altri, ma non con la tua stessa coscienza, non fino a quando non sarai riuscito ad anestetizzarla del tutto. La tua coscienza parla, a volte urla, e se ti abitui a seguire il belato comune, quello che tutti dicono e fanno, ho una brutta notizia per te: hai una scarsa possibilità di entrare in rapporto con la verità delle cose.
Vedi, sono anni che mi impegno a seguire la mia coscienza - fino ad abbracciare il celibato apostolico: chi pensa che sia per una questione di comodo non sa nulla dell'amore - e in questo cammino ho trovato migliaia di ciarlatani, di gente disposta a farti tacitare la coscienza e, addirittura, a farti sentire "libero" di pensarla con la tua testa, salvo poi a riconoscere che in fondo occorre comportarsi in un certo modo perché "così fanno tutti". Di gente che si sente à la page perché legge Repubblica.
I conti non tornano: com'è possibile pensare con la propria testa se alla fin fine ci si rifà al comportamento degli altri?
"Cos'è la verità?" questa frase detta da un omuncolo che passò alla Storia per la sua incapacità di difendere Gesù Cristo e di "lavarsi le mani" pur di non passarsela brutta è il paradigma del pensiero debole, quel pensiero "politicamente corretto" del quale oggi gli intellettuali di sinistra, come Saviano (che ha barattato Napoli e la sua speranza nel futuro in cambio di una notorietà ampiamente immeritata) o Fazio (che fa l'intellettuale che fa finta di scandalizzarsi con il buonumore a buon mercato della Litizzetto e intasca soldi incredibili e non più meritati rispetto al primo), per non parlare di Scalfari o Augias che fanno soldi sfruttando Dio e "perché non posso dirmi cristiano", di russelliana memoria.

Ci mancherebbe: ciascuno può pensarla come vuole, ma non è forse vero che in questo tentativo di affrancamento dal divino insieme all'ebbrezza e il fascino di ergersi da soli verso l'Universo c'è anche tanta tristezza? Non è forse vero che questo sfuggire in tutti i modi alle domande fondamentali di ogni essere umano o darvi delle risposte improbabili c'è l'amara soddisfazione di chi sta al margine del precipizio?
Il suicidio è un atto di coraggio? Non lo so. Di sicuro è un atto disperato, che non mitizzerei: è cadere nel tranello del demonio - il nome diavolo n greco significa "colui che separa" - che mira a farci credere di essere soli e di non avere nessun altra possibilità per rimediare alla fatica e alla sofferenza del vivere.
Amico, amica,
se non scopri di essere figlio di Dio, di essere voluto da Lui fin dall'eternità, ti manca un aspetto fondamentale della tua esistenza, come diceva san Josemaría Escrivá.
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