domenica 3 maggio 2020

Riflessioni da quarantena

me, dopo 54 giorni di "quarantena"

In questi giorni di forzata clausura, quando arrivano i momenti difficili in cui ti fermi e ti metti a pensare ti può succedere di accorgerti - almeno - di due/tre cose:

1) Siamo molto limitati

Foto di Michael Schwarzenberger

Per quanto possiamo aver avuto dei risultati nella vita, siamo tutti molto limitati. "Parla per te", mi dirà qualcuno: si certo, mi riferisco anche a me. Capisco che a tutti dia fastidio il senso del limite, eppure questo cosetto da nulla, che sta mettendo in ginocchio il mondo, costringendoci dentro le nostre case, cavolo, qualcosa ci starà pure insegnando, no? 
Lo vedi nella realtà di tutti i giorni, che non è mai stata tanto limitata, se non altro fisicamente. 
Lo vedi nelle reazioni delle persone, che dopo due mesi di costrizione, hanno abbassato molte difese inibitorie e sparano teorie che normalmente si terrebbero per sé e allora vedi come le nuvolette dei fumetti - quelle unite con i pallini - che contengono i pensieri non detti inizino a materializzarsi, facendoci capire un po' più quelli che ci stanno accanto e dandoci una chiave di lettura diversa anche di noi stessi, che in tanti casi ci eravamo sbagliati: pensavamo..., si: pensavamo...

2) Abbiamo bisogno gli uni degli altri


Foto di Alexas Fotos
No, non è il "volemose bene" dolciastro di chi non vuole affrontare il fragore della battaglia, ma la considerazione del fatto che c'è un nemico impalpabile, infinitesimale, insidiosissimo, contro il quale non ha senso metterci a disputare, non ha senso contrastarci a vicenda, mentre molta gente muore e molta altra si ammala. Di fronte alle città più grandi ed efficienti in ginocchio (Milano, New York), occorre cercare ciò che ci unisce e non quello che ci divide, occorre mettere da parte le cacce alle streghe e mettersi a lavorare insieme, fianco a fianco, per ripartire più esperti e più forti dopo. Eppure c'è chi non lo capisce, chi cerca ancora disperatamente di raggranellare quello che è rimasto nelle case, nelle carcasse degli animali morti, nei cunicoli più reconditi delle fogne nauseabonde, il consenso, la propria schifosa, mefitica affermazione dell'io, che ancora non è abbastanza riconosciuto. Questi mitici personaggi, che sono assurti ad una certa notorietà, grazie alla "politica-spettacolo", al momento di dare una dimostrazione di coscienza civica, hanno dimostrato di essere carenti.

3) Insieme ce la facciamo


Foto di StartupStockPhotos
Salutando coloro che non hanno superato questo periodo, nella speranza di poterci prima o poi congiungerci di nuovo con loro nella realtà che non ha fine, possiamo rialzarci, possiamo riprenderci a condizione di aver tratto insegnamento da quello che è successo. Di aver capito che siamo limitati, che uniti si vince, che possiamo e dobbiamo riprendere a lavorare per realizzare un mondo migliore a partire da noi stessi. Come Diogene possiamo metterci a cercare l'uomo sapendo di trovarlo laddove 

a) non è importante soltanto la costruzione della propria personalità e della propria cultura ma, insieme a questo il senso di appartenenza ad una comunità, che possiamo chiamare civis, che è necessaria a tutti e si edifica nel rispetto reciproco, così come nel rispetto dell'interesse superiore della stessa comunità. Indicativo di questo è l'esempio dei siciliani che hanno accolto e curato i malati di Covid-19 e degli stessi malati curati e del sindaco di Bergamo, che memore dell'aiuto ricevuto in questa circostanza, non ha fatto mancare ai poveri del quartiere Zen di Palermo, i dispositivi didattici di cui mancavano per poter assistere alle lezioni.

b) abbiamo bisogno di una classe politica che dimostri, giorno dopo giorno, di aver capito che, oltre alle qualità personali, occorre competenza, capacità dimostrata, non solo e non tanto nella dialettica, ma soprattutto, gestire persone e problemi (ci vogliono esperienze importanti per fare il politico) e, ultima ma non ultima, occorre coscienza nel cogliere le esigenze comuni e nel saper superare il bene esclusivo personale per arrivare al bene comune. Non possono inseguire i capricci, devono dimostrare di essere persone mature. Politica è l'arte di chi ha maturato la visione superiore di chi sa farsi carico dei problemi comuni, avendo sviluppato una capacità di pensiero e di azione, che va necessariamente al di la del "particulare". Chi fra i politici dimostra nei fatti, di avere queste caratteristiche merita di rappresentare il popolo, chi non le ha, smetta di fare il parassita a spese della comunità e si metta a lavorare.

c) anche a livello cittadino, laddove in molti hanno dimostrato, devo ammettere, una maturità (paura, dicono alcuni, ma secondo me vale solo in parte) molto superiori a quelli che, almeno qui a Napoli, mi sarei aspettato, dobbiamo imparare a ragionare in termini di comunità e non possiamo accogliere in essa nessuno che non abbia dimostrato di ragionare e di agire anche in termini comunitari, con esami anche pratici. Tutto questo deve essere supportato da un sistema legislativo, esecutivo e giudiziario che renda credibile l'erogazione delle sanzioni e delle pene per chi sbaglia.


Foto di Stux
Non abbiamo bisogno della politica-spettacolo, mentre abbiamo  bisogno di un sistema giuridico serio che si faccia rispettare nella certezza della pena e nei suoi tempi di erogazione.

lunedì 12 agosto 2019

Cosa vedi in questo sguardo?

Una suora. Si, una suora, ma ti ho chiesto cosa vedi in quello sguardo. Perchè, certo si tratta di una suora, anche bella, con uno sguardo intenso, ma forse, conoscendo la sua storia si riesce a leggere qualcosa di più.
Sapere che è nata ebrea, in una famiglia con una madre molto osservante e che a 17 anni lei capisce di non riconoscersi negli insegnamenti religiosi ricevuti e tralascia la sua pratica religiosa.
S'interessa di filosofia e s'iscrive a questa facoltà univesitaria a, quell'epoca poco frequentata dalle donne.
Le sue qualità non sfuggono a Husserl, il teorico della fenomenologia, che la vuole come sua assistente e le assegna il compito di prendere gli appunti delle sue lezioni e di riordinare i suoi scritti. Si tratta di un'impresa improba, alla quale si dedica con impegno e coraggio, ma che dovrà abbandonare per il diffondersi delle leggi razziali.
Dopo essere salita in cattedra dovrà, infatti, allontanarsi per la persecuzione antisemita da parte del regime nazista. Fa ingresso nel convento e supera il difficile periodo del noviziato e solo dopo le danno il permesso di continuare a studiare e di scrivere.
Costretta a trasferisrsi in Olanda sarà raggiunta e uccisa dai nazisti ad Auschwitz nella camera a gas. Prima di essere deportata nel luogo dove incontrerà la morte riesce a consegnare la "Scientia Crucis", il suo libro sulla sapienza che nasce dalla Croce, che è considerato il suo testamento spirituale. L'ho letto: è bellissimo.
Consiglio anche di vedere il film "La settima stanza", che è duro, ma molto ben fatto.


domenica 2 dicembre 2018

Al margine dell'Incarnazione? Niente Natale senza Gesù

Oggi c'è una cultura diffusa che pretende di poter fare a meno di Dio. Si c'è ancora molta gente che va in Chiesa, ma di fatto in molti casi - io sono fra questi - non si tratta di cristiani esemplari. Si accontentano di onorare Dio una volta alla settimana ma di fatto non lo riconoscono come il Signore della Creazione, perché gli dedicano un tempo ed un'attenzione minima. Eppure sono convinti in questo modo di assolvere il loro dovere di cristiani: ricordati di santificare le feste. Ma i Comandamenti sono dieci e solo il primo ci dice: "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all'infuori di me".
Altro Dio significa che niente deve prendere il posto di Dio, il primo posto assoluto, né il lavoro, né il marito, né la moglie, né il calcio, solo per fare qualche esempio significativo e credo che chi è senza peccato... scagli la prima pietra.
Poi ci sono quelli che a messa non ci vanno manco la domenica e che non so se fanno meglio - forse no - o peggio, ma si sentono più coerenti: loro non ci vanno perché "non lo sentono". Quante volte abbiamo sentito questa storia? Si capisce, in fondo: hanno perso la fede, a forza di trascurarla e perché dovrebbero fare qualcosa di cui non sono convinti?
Epperò il Natale lo festeggiano: "Che c'entra? Il Natale lo sentono: le luci, i regali, la famiglia, il presepe... sono tutte cose così belle...!". Si, il Natale, lo "sentono". Si tratta forse dell'ultima traccia di quello che ha lasciato loro la dottrina trasmessa? O non si tratta forse di un residuo sentimentale che non ha niente più a che vedere con la fede vissuta, perché hanno edificato la loro vita voltando le spalle a quel Bambino e a Suo Padre?
Amico, amica, lascia stare quest'atteggiamento di presunta autonomia nei confronti di Dio e prendi spunto dall'Avvento per capire cosa significhi davvero che il Figlio di Dio abbia scelto di incarnarsi per entrare in relazione con te. Cos'altro avrebbe dovuto fare per convincerti oltre a quello che ha fatto? E quello che ha fatto lo sai...




martedì 2 ottobre 2018

Amore vero

Esattamente novant'anni fa, il 2 ottobre del 1928, un giovane sacerdote stava mettendo insieme le schede formato 1/4 uni (un quarto di foglio A4) in cui aveva annotato le sue intuizioni di anima innamorata di Cristo, quando un fascio di luce irrompe nella sua mente. Di colpo si rende conto cos'era quella chiamata che diversi anni prima aveva percepito da ragazzo, quando aveva visto delle impronte di piedi nudi sulla neve di Logroño, e che per diversi anni aveva inseguito inducendolo ad abbracciare il sacerdozio, affinché la voce di Dio si mostrasse più chiara.


Egli vide con chiarezza che non sarebbe più stato necessario abbandonare la propria condizione e le proprie attività per cercare il rapporto con Dio, ma si sarebbe potuto trovarlo proprio nel compimento delle attività ordinarie in famiglia e al lavoro, nella vita di tutti i giorni. Quel sacerdote, Josemaría Escrivá, che sarebbe stato proclamato santo nel 2002 da Giovanni Paolo II, disse in seguito che quel giorno dei Santi Angeli Custodi si "erano aperti i cammini divini della terra" e Dio solo sa quante lacrime e sangue, senza retorica, gli sarebbe costato, insieme con i suoi figli, renderlo realtà.
Oggi il mio pensiero va a lui e a tanti suoi fratelli nel sacerdozio - "i miei Cristi" li chiamava Gesù, parlando con santa Caterina da Siena - hanno dato e ancora danno la loro vita per la Chiesa e per le anime e che oggi spesso vedono il loro sacrificio infangato da una campagna costante di disprezzo del loro lavoro e di tutto quello che la Chiesa ha fatto e fa nel mondo "civilizzato" così come nei paesi in via di sviluppo. Leggendo i giornali oggi sembra quasi che non esistano più i sacerdoti santi e donati, ma solo pedofili fuori dal mondo, mentre è evidente che la stragrande maggioranza di loro non è così. Credo che la normalità sia ben diversa da quella descritta con sospetta insistenza dai giornali. La normalità è fatta da buoni sacerdoti che quotidianamente spendono la loro esistenza a servizio del prossimo, dimostrando così cosa sia l’Amore vero.
Dobbiamo pregare per loro, come ci chiede di fare il papa, perché siano sempre più all’altezza della missione - questa sì che lo è davvero, non quella scopiazzata dalle aziende - che è stata loro assegnata e ci riportino continuamente in mente Gesù, che poi è l’unica cosa che conta.

venerdì 21 settembre 2018

Pillole di filosofia

Attenzione a fare battute in un bar di Napoli! Oggi dopo pranzo stavo per partire della Calabria in treno ma volevo prendermi un caffè. Sicché sono entrato in uno dei caffè presenti in prossimità della stazione di Napoli (€ 0,90) e, mentre allungavo lo scontrino sul bancone con i dieci centesimi di mancia, mi accorgo che sono nuovi di zecca e allora aggiungo: "Attenzione che sono d'oro!".
Il barista, piccolo, barbuto e un po' scocciato mi fa: "D'oro o d'argento, non m'importa, tanto lasciamo tutto qua. A me dei soldi non importa nulla". "Beccati questa" ho pensato, mentre cercavo, non so perché, una frase incoraggiante, ma il barista filosofo subito aggiunge: "per quanto mi riguarda io viaggio, mi piace viaggiare e spendo tutto nei viaggi, niente famiglia, niente figli... non credo in tutte le cose che ci dicono: carriera, matrimonio..." "Cavoli, qui il discorso si fa serio..." pensai, colpito dall'improvvisa confidenza del mio interlocutore e cercai di rispondere: "io invece un senso lo vedo..."., ma il barista si era già allontanato e sembrava abbastanza appagato dalle sue esternazioni per darmi retta. A questo punto sono uscito dal locale salutando e ringraziando, ma non ho ricevuto risposta. Magari avrei potuto dir qualcosa di buono a questo pover'uomo, ma egli non era disposto a sentirla. Anche nel suo caso il suo principale problema è lui.

sabato 4 agosto 2018

A te che pensi di poter fare a meno di Dio


Amico, amica,

la società oggi ti fa credere che Dio non sia una priorità, anzi addirittura che Dio non sia affatto necessario. Che si possa costruire la propria vita a prescindere da Lui, che in fondo ormai si è visto: coloro che dovevano essere i garanti del soprannaturale non sono altro che uomini come tutti gli altri, o anche peggio degli altri. Sto parlando dei preti pedofili, dei cristiani della domenica, di coloro che si mettono a posto la coscienza battendosi il petto e attaccandosi alle tonache dei preti. Che, in fondo, la cosa più giusta è affrontare la vita così, a viso aperto, senza dover rendere conto a nessuno se non alla propria coscienza e che si può essere buoni e giusti senza necessariamente doversi professare credenti. C'è del vero e del bello in tutto questo.
Ma non convince fino in fondo. Non è vero. Non rappresenta la realtà, ma solo parte di essa. Tutte le cose che accadono nel mondo vengono presentate con una parte di verità senza la quale non starebbe in piedi niente. Tuttavia se ti accontenti della verità a buon mercato, quella condivisibile dai media che devono vendere - "vox populi, vox Dei": vero, peccato che la gente non condivide quello che dicono e fanno i benpensanti - forse riuscirai ad andare d'accordo con gli altri, ma non con la tua stessa coscienza, non fino a quando non sarai riuscito ad anestetizzarla del tutto. La tua coscienza parla, a volte urla, e se ti abitui a seguire il belato comune, quello che tutti dicono e fanno, ho una brutta notizia per te: hai una scarsa possibilità di entrare in rapporto con la verità delle cose.
Vedi, sono anni che mi impegno a seguire la mia coscienza - fino ad abbracciare il celibato apostolico: chi pensa che sia per una questione di comodo non sa nulla dell'amore - e in questo cammino ho trovato migliaia di ciarlatani, di gente disposta a farti tacitare la coscienza e, addirittura, a farti sentire "libero" di pensarla con la tua testa, salvo poi a riconoscere che in fondo occorre comportarsi in un certo modo perché "così fanno tutti". Di gente che si sente à la page perché legge Repubblica.
I conti non tornano: com'è possibile pensare con la propria testa se alla fin fine ci si rifà al comportamento degli altri?
"Cos'è la verità?" questa frase detta da un omuncolo che passò alla Storia per la sua incapacità di difendere Gesù Cristo e di "lavarsi le mani" pur di non passarsela brutta è il paradigma del pensiero debole, quel pensiero "politicamente corretto" del quale oggi gli intellettuali di sinistra, come Saviano (che ha barattato Napoli e la sua speranza nel futuro in cambio di una notorietà ampiamente immeritata) o Fazio (che fa l'intellettuale che fa finta di scandalizzarsi con il buonumore a buon mercato della Litizzetto e intasca soldi incredibili e non più meritati rispetto al primo), per non parlare di Scalfari o Augias che fanno soldi sfruttando Dio e "perché non posso dirmi cristiano", di crociana memoria.

Ci mancherebbe: ciascuno può pensarla come vuole, ma non è forse vero che in questo tentativo di affrancamento dal divino insieme all'ebbrezza e il fascino di ergersi da soli verso l'Universo c'è anche tanta tristezza? Non è forse vero che questo sfuggire in tutti i modi alle domande fondamentali di ogni essere umano o darvi delle risposte improbabili c'è l'amara soddisfazione di chi sta al margine del precipizio?
Il suicidio è un atto di coraggio? Non lo so. Di sicuro è un atto disperato, che non mitizzerei: è cadere nel tranello del demonio - il nome diavolo n greco significa "colui che separa" - che mira a farci credere di essere soli e di non avere nessun altra possibilità per rimediare alla fatica e alla sofferenza del vivere.
Amico, amica,
se non scopri di essere figlio di Dio, di essere voluto da Lui fin dall'eternità, ti manca un aspetto fondamentale della tua esistenza, come diceva san Josemaría Escrivá.
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martedì 20 febbraio 2018

Per chi votare il 4 marzo? Marzo o un m'arzo?

Marzo o nun m'arzo?

Questo sarà il mio dilemma il giorno delle votazioni, ma credo che sarà quello di tanta gente che si è stancata del teatrino della politica. Il bulletto fiorentino che aveva detto che se ne sarebbe andato se bocciato al referendum è ancora lì "e sennò che faccio?" sembra dire... eppure aveva detto che si distingueva dagli altri per dignità e che lui la politica l'avrebbe lasciata davvero! Buffone. In questo ruolo lo vedo bene.




Berlusconi è ancora lì sempre più raggrinzito, sempre più incartapecorito, con il suo sorriso a 64 denti rifatti e falso, tremendamente falso, che vorrebbe assicurare "un futuro" chiedendo di fare affidamento su di lui, come leader politico. Ma, pur essendo un leader, non è politico (non dico statista, non scherziamo proprio), non è credibile e certamente non può rappresentare il futuro. Più passa il tempo e più mi sembra di vedere affinità fra i due leader degli opposti schieramenti accomunati da un primato vero, solido: totalmente furbi, totalmente inaffidabili, il gatto e la volpe.


Grillo, che fa fuori tutti quelli che non obbediscono ai suoi comandi di scuderia è una specie di comico in odore di follia, che ha smesso di fare il suo mestiere per dedicarsi alla politica ed ha messo su una mezza manica di sfessati - con le normali eccezioni - che certamente non danno un'affidabilità maggiore dei politici di mestiere, dopo tutti gli altarini che si sono scoperti e dopo un'ampia dimostrazione d'incapacità governativa ormai sufficientemente documentata. Prima almeno si poteva sperare che almeno loro fossero gli "onesti". Offende la religione. In realtà, stando da solo, perché "lui solo è santo" non sa più che pesci pigliare e, sicuramente, di pesci ne raccatterà di meno.


Il leghista Salvini è impresentabile, non solo per la sua ottusa intelligenza, ma anche perché non sa vivere, spara contro tutti ed è amato da gente per lo più ignorante e attenta solo ai cavoli propri. La negazione della politica sana, che dovrebbe puntare al bene comune.
Rimangono Meloni, che tutto sommato se la cava meglio degli altri, ma non si capisce se di fronte al presepe ci sta per onorare Dio o per farsi onorare da Lui ("cristiani votatemi, votatemi") e Lupi, che dopo le disfatte come cristiano di fronte alle unioni civili e alla legge sulle dat, cerca di fare capire che gli altri voti cristiani sono dispersi. E forse è pur vero, guardando all'improbabile familista Adinolfi ed in mezzo a tanta bravissima gente i cui valori evidentemente condivido, avendo un mucchio di amici fra di loro, ma rischiano - ed è un rischio serio - di fare un altro buco nell'acqua.

Ma allora da povero cristiano Pagano, anzi Pagano Pagano, chi voterò il 4 marzo? "Marzo? No, nun m'arzo! Ma si m'arzo e quer giorno a votare ce vado", ma per tracciare una bella croce sulla scheda con su scritto "Scheda Annullata" sopra. Almeno così se non si capisce il mio cervello quello che vuol fare (non ha gli elementi per scegliere) si capirà le mie viscere cosa ne pensano di questo teatrino della politica: "tutto quanto fa spettacolo". A partire da Grillo, si capisce che sarà pure questa la nostra realtà... "Ma non è una cosa seria".

sabato 23 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 9

Ce l'abbiamo quasi fatta. Ecco che già si vedono Gesù, Maria  e Giuseppe. E noi ascoltiamo la penultima lezione del Card. Ratzinger.



venerdì 22 dicembre 2017

Natale a Napoli. Napul'è mille culure...

Come mai tanta gente viene a trascorrere il Natale a Napoli?

Beh, intanto perché a Napoli ci sono i presepi,ma non basta... Perché è pur vero che se ci fosse più civiltà a Napoli tutti ne guadagneremo, ma non è forse altrettanto vero che il grado di civiltà di un posto è inversamente proporzionale alla sua umanità?

Oggi sono "sceso" a san Gregorio Armeno e ho ripreso alcune scene tipiche. Spero che vi piacciano.







Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 8

Adesso ci troviamo proprio a due passi dalla grotta e vediamo che non siamo i soli ad accorrere. Per forza:dicono che questo sia un bimbo speciale! Dai pastori ai Magi dall'Oriente lontano vengono a visitarlo e sembra proprio che sia molto importante questo bambino. Chi mai sarà? Un re? Non nascerebbe in una grotta... un profeta? Forse...


Andiamo, andiamo a vedere cosa succede ormai non manca molto e, nel frattempo, assistiamo a questa lezione del card. Ratzigner.




Riflessioni da quarantena

me, dopo 54 giorni di "quarantena" In questi giorni di forzata clausura, quando arrivano i momenti difficili in cui ti f...