lunedì 24 novembre 2014

Femen: come mai un fenomeno nato in Ucraina per protestare contro la discriminazione femminile e il turismo sessuale oggi prende piede in Europa e con tutt'altra... pelle?

Forse arriva qualche risposta alla seconda domanda del mio ultimo post (la prima rimane senza replica):

1. "Cosa c'è da sentirsi orgogliosi rispetto allo spettacolo di mostrarsi in topless nello spettacolo di Announo?"
La conduttrice Innocenzi, infatti si era detta orgogliosa di avere ospitato cinque scalmanate che si erano prodotte discinte in una preghiera per l'annullamento della religione: uno spettacolo di uno squallore unico che La7 aveva pensato bene di mostrare.

2. "Chi finanzia queste donne?"
Su questo comincia ad arrivare qualche notizia. Così Wikipedia:

"Daryna Chyzh, giornalista televisiva ucraina del canale 1+1, è riuscita ad infiltrarsi all'interno del movimento. Secondo il suo reportage, dopo aver partecipato ad una sorta di "provino" ed essersi fatta fotografare a seno nudo, la giornalista si sarebbe trasferita a Parigi per seguire un training su come mostrarsi dinanzi alle telecamere e come denudarsi in maniera eclatante. Daryna avrebbe poi partecipato ad una manifestazione anti-islamica a seno scoperto in un distretto musulmano della città. La reporter ha anche rivelato che le attiviste FEMEN, oltre ad aver spesato viaggio in aereo, taxi, vitto e alloggio, nonché trucco e cosmesi, percepirebbero un compenso di circa 1000 € al mese, mentre le dipendenti dei vari uffici coordinativi di Kiev arriverebbero a percepire 2500 € mensili, il che è molto, in un paese in cui lo stipendio medio d'un lavoratore arriva sì e no a 500 €. Sempre secondo quest'inchiesta, dietro il movimento si celerebbero importanti personalità del jet set europeo. Il movimento FEMEN nega ogni addebito e ha già intentato causa contro la giornalista ed il network televisivo che ha ospitato il suo reportage."
Così Vladimir Sinelnikov della "Voce della Russia":



"La ragazza è entrata a far parte dell'organizzazione, dichiarandosi convinta sostenitrice delle loro idee e partecipava personalmente alle azioni di protesta in topless, registrando il tutto con una telecamera nascosta. Si è scoperto che dietro gli ideali di emancipazione femminile in realtà ci sono finanziatori dell’Europa e degli Stati Uniti.
Per smascherare FEMEN la giovane giornalista si è dovuta “sacrificare” partecipando alle loro azioni in topless. Per settimane era stata addestrata per come tenere un comportamento aggressivo e come attrarre l'attenzione dei giornalisti fingendo di essere una vittima innocente del “sistema sessista”. Cosa più importante le è stato insegnato come mostrare davanti la telecamera il suo seno.
Il debutto in topless della giornalista è avvenuto a Parigi dove FEMEN aveva recentemente aperto un nuovo ufficio di rappresentanza. Alcune attiviste hanno organizzato una manifestazione nel loro stile mostrando il seno davanti il centro culturale islamico parigino. La giornalista era terrorizzata, respirava l’odio della gente che sentiva derisa la propria fede:
L'azione dimostrativa si sta svolgendo presso un centro culturale islamico e riteniamo che la folla sia pronta ad assalirci, ci salvano solo le telecamere dei giornalisti.
Il viaggio a Parigi è stato pagato direttamente dal movimento FEMEN alla giornalista. I biglietti d’aereo, le camere d'albergo, il taxi e i pasti erano stati quantificati in 1.000 euro al giorno, a parte ma sempre a “costo zero” le spese per gli estetisti e la cosmetica.
Inoltre si è scoperto che le attiviste di FEMEN sono pagate almeno un migliaio di dollari al mese, quasi tre volte il salario medio ucraino. Inoltre il personale a Kiev guadagna circa 2.000 dollari al mese mentre quello della sede parigina diverse migliaia di euro al mese.
Chi così generosamente finanzia questo movimento e quale sia lo sponsor che pubblicizzano le ragazze mostrando il loro seno, rimane avvolto nella nebbia, come si suol dire “mistero della fede”. Si possono solo fare delle ipotesi. La giornalista suggerisce che alcune note persone si sono incontrate con le leader del movimento. Si tratta del miliardario tedesco Helmut Geier, l’imprenditrice tedesca Beate Schober e l’uomo d'affari americano Jed Sunden. L’ultimo sponsor delle FEMEN forse è Wikipedia."

Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/2012_09_22/FEMEN-rivelazioni-veramente-scandalose/


Si tratta, come si vede, di voci contrastanti e da verificare, tuttavia ci sono alcuni elementi utili per cominciare a farsi un'idea.

Intanto, in primo luogo, ritengo sia fortemente contraddittoria l'idea di protestare contro l'oggettivazione del corpo femminile mostrandosi in topless: si tratta, infatti, di un'evidente strumentalizzazione del corpo femminile.

Inoltre credo sia ancora più contraddittoria l'idea di protestare contro l'ingresso del papa al Parlamento Europeo, in quanto simbolo d'intolleranza religiosa: se non è intolleranza questa...!

Ancora più grave sarebbe, infine, se le rivelazioni della giornalista sui compensi alle Femen, come crediamo, fossero fondate: la mercificazione del corpo si chiama infatti prostituzione, contro la quale, fra l'altro, le Femen lottano!

Infine lo "spettacolo" penoso e blasfemo a cui le Femen ci hanno sottoposto - a me sono bastate due o tre foto - in piazza san Pietro è uno schiaffo alla libertà di pensiero e di religione. Sarete pure libere di manifestare fino a quando non schiacciate la libertà degli altri: si può sapere a che sanzioni sono state sottoposte queste "signore" dopo aver fatto quello che hanno fatto con i crocifissi o sono "libere" di farlo?
Ripeto: mi sembra che l'eccessiva tolleranza porti alla "casa di tolleranza" (contro la quale, tanto per cambiare, le Femen si battono, ops... scusate: è solo una coincidenza).


sabato 22 novembre 2014

Announo: la conduttrice Giulia Innocenzi si dice "molto orgogliosa" di ospitare le Femen, con i loro insulti a papa Francesco e alla religione

Riporto una petizione di CitizenGo che mi sembra degna di nota.

"L'ultimo episodio riprovevole riguarda la comparsata del gruppo "Femen" nella puntata dello scorso 12 novembre di Announo. Le attiviste di Femen, per protestare contro la visita di papa Francesco al parlamento Europeo della prossima settimana, dapprima hanno inscenato una grottesca preghiera "per un mondo senza religione". Poi, tra i timidi applausi del pubblico, hanno affermato che tale visita rappresenterebbe una minaccia ai diritti umani.





ATTENZIONE: alcuni dei contenuti successivi possono offendere la sensibilità di chi legge. Abbiamo deciso di riportare i fatti esattamente come sono avvenuti. Chi non desidera venire a conoscenza di particolari che potrebbero risultare urtanti della sua sensibilità, puoi saltare le frasi evidenziate in giallo.





Per intenderci, le Femen sono le stesse che, la mattina del giorno successivo (venerdì 13 novembre), hanno inscenato un blitz a Piazza San Pietro, scandendo slogan come "La vostra fede, la vostra morale religiosa, il vostro papa... ficcateveli dentro!" e mettendo in scena inequivocabili performance oscene con dei crocifissi.


Anche ad Announo le Femen hanno espresso offese esplicite e volgari: alla fine della loro "performance", una delle attiviste ha chiesto nuovamente la parola e (significativamente non tradotta dall'interprete in diretta) ha gridato "Femen fucks the pope, but with condoms!", che letteralmente significa "le Femen si fottono il papa, ma col preservativo!".

Evidentemente qui non c'è nessun tipo di rivendicazione femminista o legata a qualsivoglia diritto umano. Qui c'è semplicemente la deliberata intenzione di offendere con parole e gesti osceni la sensibilità religiosa e (non solo) di milioni di persone.
Come reagisce la conduttrice Giulia Innocenzi alle offese contro papa Francesco, proprio pochi secondi dopo l'ultimo grave insulto? Dicendo "Sono le Femen, e io sono molto orgogliosa di averle potute ospitare."
La7 era già stata cassa di risonanza di contenuti eitcamente discutibili (come in Grey's Anatomy, dove due dottoresse intrattengono una relazione omosessuale e sono alle prese con l'educazione della figlia Sophia), ma l'ospitata delle Femen ad Announo ha rappresentato qualcosa di molto più grave.
La televisione commerciale deve badare alle opinioni del pubblico, perché vive della pubblicità e quindi degli ascolti ottenuti. Una mobilitazione di chi si sente offeso da questo tipo di performance può convincere Urbano Cairo a evitare di proporre tali contenuti in futuro. Ti invito a sottoscrivere questa petizione, cliccando sul link seguente:
e successivamente a inoltrarla e diffonderla a tutti i tuoi contatti, amici e conoscenti."

Ora, al di là dell'assoluta mancanza di gusto di queste "signore" è evidente che la cosa deve essere valutata e diffusa secondo quello che è: un'assoluta mancanza di tolleranza - di questa c'è forse solo la casa di provenienza delle "signore" - oltre all'incomprensibile "orgoglio" della conduttrice: ci vuole spiegare Giulia Innocenzi a cosa di riferisce quando dice che è "orgogliosa" di ospitare questo spettacolo?

Orgogliosa? ...e di che?



















domenica 16 novembre 2014

Papale papale: alla faccia dei "politically correct"

Perdonate il rimando ma è doveroso visto che in questo argomento i due blog sono entrambi coinvolti:

http://versolacausa.blogspot.it/2014/11/papale-papale.html

Papale papale

Si dice che l'aborto sia un atto di autodeterminazione della donna, che il figlio non c'entra perché ancora non è un essere umano e quindi ciò che va protetta è la salute della donna anche solo psichica, mentre l'ammasso di cellule che è l'embrione umano va messo in secondo piano.

Si dice che l'eutanasia corrisponda all'autodeterminazione della persona che decide di interrompere la sua vita quando la qualità della sua vita non è più buona.

Si dice che papa Francesco sia una persona attenta alle esigenze dell'uomo e della donna moderni che hanno nell'aborto e nell'eutanasia due pilastri a difesa della capacità di autodeterminazione.


Si legga, allora, quello che ha detto il papa ieri, 15 novembre,  all'Associazione Medici Cattolici Italiani:

"Non c’è dubbio che, ai nostri giorni, a motivo dei progressi scientifici e tecnici, sono notevolmente aumentate le possibilità di guarigione fisica; e tuttavia, per alcuni aspetti sembra diminuire la capacità di “prendersi cura” della persona, soprattutto quando è sofferente, fragile e indifesa. In effetti, le conquiste della scienza e della medicina possono contribuire al miglioramento della vita umana nella misura in cui non si allontanano dalla radice etica di tali discipline. Per questa ragione, voi medici cattolici vi impegnate a vivere la vostra professione come una missione umana e spirituale, come un vero e proprio apostolato laicale.
L’attenzione alla vita umana, particolarmente a quella maggiormente in difficoltà, cioè all’ammalato, all’anziano, al bambino, coinvolge profondamente la missione della Chiesa. Essa si sente chiamata anche a partecipare al dibattito che ha per oggetto la vita umana, presentando la propria proposta fondata sul Vangelo. Da molte parti, la qualità della vita è legata prevalentemente alle possibilità economiche, al “benessere”, alla bellezza e al godimento della vita fisica, dimenticando altre dimensioni più profonde – relazionali, spirituali e religiose – dell’esistenza. In realtà, alla luce della fede e della retta ragione, la vita umana è sempre sacra e sempre “di qualità”. Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non c’è una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra, solo in virtù di mezzi, diritti, opportunità economiche e sociali maggiori. (…)
Se il giuramento di Ippocrate vi impegna ad essere sempre servitori della vita, il Vangelo vi spinge oltre: ad amarla sempre e comunque, soprattutto quando necessita di particolari attenzioni e cure. Così hanno fatto i componenti della vostra Associazione nel corso di settant’anni di benemerita attività. Vi esorto a proseguire con umiltà e fiducia su questa strada, sforzandovi di perseguire le vostre finalità statutarie che recepiscono l’insegnamento del Magistero della Chiesa nel campo medico-morale.
Il pensiero dominante propone a volte una “falsa compassione”: quella che ritiene sia un aiuto alla donna favorire l’aborto, un atto di dignità procurare l’eutanasia, una conquista scientifica “produrre” un figlio considerato come un diritto invece di accoglierlo come dono; o usare vite umane come cavie di laboratorio per salvarne presumibilmente altre. La compassione evangelica invece è quella che accompagna nel momento del bisogno, cioè quella del Buon Samaritano, che “vede”, “ha compassione”, si avvicina e offre aiuto concreto (cfr Lc 10,33). La vostra missione di medici vi mette a quotidiano contatto con tante forme di sofferenza: vi incoraggio a farvene carico come “buoni samaritani”, avendo cura in modo particolare degli anziani, degli infermi e dei disabili. La fedeltà al Vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio, a volte richiede scelte coraggiose e controcorrente che, in particolari circostanze, possono giungere all’obiezione di coscienza.
Vi auguro che i settant’anni di vita della vostra Associazione stimolino un ulteriore cammino di crescita e di maturazione. Possiate collaborare in modo costruttivo con tutte le persone e le istituzioni che con voi condividono l’amore alla vita e si adoperano per servirla nella sua dignità, sacralità e inviolabilità. San Camillo de Lellis, nel suggerire il metodo più efficace nella cura dell’ammalato, diceva semplicemente: «Mettete più cuore in quelle mani». È questo anche il mio auspicio. La Vergine Santa, Salus infirmorum, sostenga i propositi con i quali intendete proseguire la vostra azione."

A braccio alla fine del suo discorso il Pontefice ha aggiunto:

“Giocare con la vita. Siate attenti, perché questo è un peccato contro il Creatore: contro Dio Creatore, che ha creato le cose così.
Quando tante volte nella mia vita di sacerdote ho sentito obiezioni. “Ma, dimmi, perché la Chiesa si oppone all’aborto, per esempio? E’ un problema religioso?” – “No, no. Non è un problema religioso” – “E’ un problema filosofico?” – “No, non è un problema filosofico”. E’ un problema scientifico, perché lì c’è una vita umana e non è lecito fare fuori una vita umana per risolvere un problema.
“Ma no, il pensiero moderno…” – “Ma, senti, nel pensiero antico e nel pensiero moderno, la parola “uccidere” significa lo stesso!”.
Lo stesso vale per l’eutanasia: tutti sappiamo che con tanti anziani, in questa cultura dello scarto, si fa questa eutanasia nascosta. Ma, anche c’è l’altra. E questo è dire a Dio: “No, la fine della vita la faccio io, come io voglio”. Peccato contro Dio Creatore. Pensate bene a questo.”
http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2014/11/15/0853/01821.html

e tutto questo dal Blog di Costanza Miriano
http://costanzamiriano.com/2014/11/16/il-papa-aborto-ed-eutanasia-false-compassioni-i-medici-cattolici-facciano-obiezione/

...ossia, come si dice, "papale papale", con buona pace di detrattori di destra e di sinistra e adulatori di entrambe le parti.

Per le donne che hanno abortito riporto un toccante scritto di san Giovanni Paolo II in video.


lunedì 3 novembre 2014

Grazie

Intanto desideravo ringraziarvi tutti per l'interesse che ha suscitato il mio ultimo post sull'amore vero. Molte visualizzazioni, molti commenti, alcune osservazioni. D'altra parte le due parole - Amore vero - se non contraddittorie sembrano essere in contrasto: una sembra appartenere alla categoria del sogno, l'altra a quella della realtà. Eppure sebbene sembrino tanto diverse, tanto slegate, sono fatte per stare insieme.

Qualcuno mi ha contestato che cerco di ridurre al piano razionale qualcosa che razionale non è. Attento, gli dico, perché sicuramente l'amore ha qualcosa che sfugge alla sfera della razionalità, ma guai a pensare che non sia assolutamente legata all'aspetto razionale della nostra natura: deve essere proprio questo aspetto, insieme alla determinazione della volontà a farla da padrone o sennò... è meglio dedicarsi ad altro... no: questo non è possibile, senza amore non si vive. Non è meglio dedicarsi ad altro, ma almeno occorre riconoscere che non si è ancora capaci di amare. Questo è già un segno di grande maturità, ma insieme al riconoscimento dei propri limiti occorre l'impegno per superarli e quello per vivere secondo coscienza.

Non è una cosa facile quella che sto dicendo, ma è del tutto necessaria se si vuole vivere nel consesso umano e non solo in dipendenza dai propri capricci e manie, come gli eterni adolescenti di cui è pieno il mondo. Chiedono di non ricevere alcuna imposizione ma di fatto ti impongono il loro pensiero libero e omologato per cui ciascuno può pensare quel che vuole della realtà basta che non faccia del male ad altri.

Quando ho cominciato a scrivere sul blog non immaginavo che sarei arrivato a farne un libro. E adesso che ho scritto il libro mi sembra già così superato! Eppure ci ho messo più di un anno e mezzo a scriverlo a partire da quel 28 agosto in cui ho iniziato a scrivere a mio nipote Agostino, che proprio quel giorno festeggiava il suo onomastico. D'altra parte se ogni volta che vuoi scrivere e stampare qualcosa devi aspettare che sia completo o addirittura perfetto... nessuno pubblicherebbe mai niente!
Sto studiando ancora sullo stesso argomento, leggendo (di più) scrivendo (di meno) e, soprattutto, mi rendo conto che è uno scritto in fieri, in divenire o, come direbbero gli inglesi, in progress.
Intanto devo candidamente riconoscere che il primo ad essere sensibile al giudizio altrui sono io stesso, che mi diverto a vedere un collega che mi dice "io non sono il fattorino della società" pur svolgendo, di fatto, queste mansioni, quando io stesso spumo, a volte, dalla rabbia - ebbene si! - nel constatare che alcune delle mie mansioni sarebbero molto meglio svolte da una discreta segretaria. Con tutto il rispetto per le segretarie - ce ne sono tantissime che hanno tantissimo da insegnarmi - ma non è necessaria una laurea a pieni voti, quasi trent'anni di onorato servizio e tutta una serie di studi in filosofia e teologia e diversi libri scritti per sparare fax (o email, in napoletano: e maìl) a destra e a manca per ottenere certificazioni di servizio e poi pretendere che vi si risponda: ebbene le mie ultime due settimane di lavoro sono state occupate prevalentemente da questa attività utile, per carità, ma eccessivamente remunerata dall'azienda (e per me decisamente invecchiante).
Insomma mi piacerebbe che mi piacesse questo mestiere - a Santa Maria sarebbe piaciuto, credo - o, quantomeno, mi piacerebbe trovare di farlo meglio di come lo sto facendo o di farne un altro, se ci sono tutte le dovute premesse.


Alla fine mi rendo conto che quello che mi manca - fra l'altro - è un po' di... semplicità.


P.S.: Ti segnalo le ultime riflessioni sulla causa dell'arretratezza meridionale, finalmente identificata!

domenica 5 ottobre 2014

Amore vero

Sono due parole che tutti vorremmo vedere insieme (sembra di sentire "these are words that go together well..." Michelle, Beatles), per noi. O meglio: non vorremmo proprio pensare che possano essere divise, perché l'amore dovrebbe essere soltanto quello vero! Sappiamo che non è così e, purtroppo, non è per niente scontato che il nostro amore sia quello vero, sia quello che proviamo sia quello che riceviamo. In realtà queste due parole s'incontrano solo in un certo punto, perché sono e si muovono su piani diversi, come due persone si muovono su piani diversi, la luna e il sole si muovono su piani diversi, la notte e il giorno..., la terra e il mare...
Dov'è il punto d'incontro?



Quando tutto sembra bello
e il tuo cuore canta
e ti senti amato
e vorresti stare tutta la vita con chi ti ama
e ti ha fatto scoprire chi sei davvero
questo non è ancora amore
anche se gli assomiglia...

Quando tutto ti sembra oscuro
e non te ne riesce una giusta
e ti sembra di essere schiacciato dalle circostanze
e ti senti solo
ma qualcuno ti chiede:
"come stai?"
o semplicemente ti guarda, ti sta vicino e ti sorride


ti accorgi che il buio è dentro.
La realtà è un'altra.
La realtà è sempre un'altra
o, per lo meno, quasi sempre...

...tranne che quando sai uscire da te stesso,
con l'aiuto di un altro.
Allora
solo allora
i due piani s'intersecano
e voi due potete entrare in relazione
ma perché questa sia vera, profonda, eterna
non basta la volontà
e non bastano le due volontà:
quello è il collante
ma ci vuole la presa d'atto
che le due volontà insieme
sono un qualcosa di diverso rispetto alle singole volontà
e generano qualcosa di diverso
rispetto alla semplice somma delle due

è una cosa diversa
un nuovo soggetto
formato dalle due volontà
che si alimenta delle due volontà
ma è qualcosa di diverso
è qualcosa di sacro
qualcosa di superiore
alla singola propria volontà
alla quale si rinuncia per sempre
per tutto ciò che attiene alla nuova vita
che non è il solo figlio
ma quest'ente nuovo
altro rispetto ai due
che nasce prima ancora che dall'unione fisica
dall'unione spirituale di due persone
e che c'è anche se non ci sono figli
quelli sono una conseguenza di questa

se non si è disposti a questo
se non si è disposti a vivere in questa nuova prospettiva
allora è meglio non mettersi insieme
e andare ciascuno per la propria strada
non si è ancora pronti
non si è ancora maturi

si crescerà ancora
la vita
l'estrema evoluzione continua di tutto ciò che ha vita
crescerà ancora
e si riuscirà a capire finalmente
solo quando ci si donerà
pienamente
incondizionatamente
eternamente
a chi si ama.

Per questo tutto ciò che svicola dall'impegno per sempre, tutto ciò che si limita alla sfera fisico/sentimentale è solo una controfigura dell'amore: un amore "pezzotto" (contraffatto, si veda il capitolo 5 di questo libro: Amor vero, amor pezzotto).
Ci si può accontentare, certo, ma c'è un abisso e si fa un grande torto all'amore... e all'altro.
L'amore richiede impegno altrimenti... è come se stringessimo la mano in un accordo e sorridendo aggiungessimo "senza impegno" o come accade qua a Napoli, quando qualcuno ti ricopre dei peggiori improperi e poi aggiunge: "senza offesa": è uno scherzo, non una cosa seria.
Come se contasse solo la forma e non anche la sostanza.
No: è vero che a un amico si può dire "stronzo" affettuosamente, ma è anche vero che ci sono momenti in cui non si può "pazziare" (scherzare), in cui quello che fai lo fai davvero, seriamente, oppure è meglio che non lo fai.
Sulla mamma degli altri è meglio non scherzare.
Il resto è relativismo sordido e, francamente, repellente.

domenica 21 settembre 2014

A proposito di pregiudizi: impossibile non averli, ma almeno cerchiamo di vedere come combatterli o schivarli!

...ed eccoci ad un passaggio obbligato di chi vuole imparare a ragionare con la propria testa: il pregiudizio o idea preconcetta. Com'è spiegato al capitolo secondo di "Finalmente liberi" non è difficile ma impossibile non avere pregiudizi tuttavia occorre smascherarli e tenerli nell'opportuna considerazione. Non è necessariamente detto che essi siano sbagliati rispetto alla verità, tuttavia non è assolutamente possibile pensare di accedere a questa se non si sono prima individuati i propri pregiudizi e non si sono messi all'angolo!

Proviamo a vedere quest'istruttivo filmato:

http://video.urbanpost.it/video/il-cortometraggio-che-combatte-i-pregiudizi

Interessante no? Si tratta certamente di un montaggio artificiale, tuttavia è emblematico di come possa essere capovolto il normale modo di vedere le cose di una persona (in questo caso di due, la bambina era troppo piccola per avere pregiudizi).

Oppure ricordiamo il racconto di Stephen Covey nell'indimenticabile "I sette pilastri del successo": l'autore si trovava in metropolitana e assisteva indispettito alle chiassose scorribande di tre ragazzini scalmanati mentre il loro papà rimaneva inerte con un'aria trasognata. A un certo punto Covey perde la pazienza e gli fa notare che dovrebbe fare qualcosa per far finire quel finimondo, ma il signore, scusandosi, gli trasmette una notizia che capovolge il modo di pensare di Covey. Stavano appena tornando dall'ospedale dove si era appena spenta sua moglie, madre dei tre ragazzini ed egli non se la sentiva di inibirli.

mercoledì 17 settembre 2014

Cristiada - Un kolossal che vale la pena vedere e far conoscere...

... anche perché, chissà come mai, qualcuno sta cercando d boicottarlo in Italia... magari qualche massoncello, visto che parla della ferocia e ottusa arroganza del presidente massone di 33° grado Plutarco Elías Calles, che fece affogare nel sangue la rivolta dei "cristeros", cristiani che cercavano di riconquistare la libertà religiosa che egli negava per poi appenderli, uccisi, ai pali della luce. Si veda cosa ne dice Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Cristiada_(film).

Esso dimostra a quali aberrazioni può portare una testa che non ragiona più e si aliena dalla realtà.

TRAMA DEL FILM

La pellicola narra di una pagina drammatica della storia dell'America Latina che vive ancora oggi nella memoria del Paese: la guerra civile Messicana (anni 1926-1929).
Il film mostra uno straordinario Andy Garcia, nei panni dello stratega militare Enrique Gorostieta Velarde, uomo d'armi indipendente da ogni credo religioso, a cui viene chiesto di mettere la sua esperienza a servizio della causa dei Cristeros, persone umili unite dal desiderio di difendere i loro valori, divenendone presto il formidabile leader militare.
Una splendida Eva Longoria (vincitrice del Golden Globe), con Eduardo Verástegui, il premio Orscar Peter O'Toole, Catalina Sandina Moreno (nominata al premio Oscar), Bruce Greenwood e Mauricio Kuri, completano il cast del film diretto da Dean Wright, già direttore effetti speciali del "Il Signore degli Anelli", "Titanic" e "Cronache di Narnia".
Nel team tecnico si menzionano il film editor nominato al premio Oscar Richard Francis-Bruce, già editor di "The Shawshank Redemption", "Seven", "Harry Potter And The Sorcerer's Stone" e il responsabile della colonna sonora vincitore del premio Oscar James Horner, già compositore di "Avatar", "Titanic", "Braveheart".
Produzione: Pablo José Barroso.
Distribuzione Italiana: Dominus Production.
Ufficio Stampa: Studio Lucherini Pignatelli.
Doppiaggio Italiano: Fono Roma Film Recording.
Agenzia Web: G.G. Service.

martedì 9 settembre 2014

Ragionare con la propria testa significa...

1) ... riflettere: prendere tempo per fare valutazioni se ci rendiamo conto che non abbiamo tutti gli elementi per esprimerle
2) accettare di non avere nessuno dalla propria parte, quando siamo assolutamente convinti che abbiamo ragione... e al tempo stesso chiedersi... da cosa nasca quest'incrollabile certezza
3) documentarsi: non accontentarsi di sentire una sola campana e invece cercarne altre di suono diverso anche se la prima ha un bel suono "convincente"
4) paragonare le idee diverse dalle nostre e chiederci se per caso il nostro interlocutore non abbia più ragione di noi
5) saper distinguere i fatti dalle idee e...
6) ... non accontentarsi di accogliere una versione dei fatti coincidente con le nostre idee se prima non abbiamo attentamente analizzato i fatti
7) avere il gusto dello scoprire inconfutabilmente il proprio errore almeno tanto sviluppato quanto quello di scoprire di avere assolutamente ragione
8) riuscire ad avere un distacco verso le proprie idee tale da chiedere all'interlocutore: "mi farebbe piacere scoprire di avere torto, puoi aiutarmi a capire dove sto sbagliando?". Non si tratta di un artificio retorico per spiazzare l'interlocutore, deve essere assolutamente sincero e si basa sulla convinzione che la cosa più importante non è vincere in una discussione ma scoprire qual'è la verità
9) fare valere la forza del ragionamento anche per tutti gli elementi contrari addotti dall'altro
10) dichiarare il proprio interesse ad indagare insieme gli indizi di verità presenti nell'opinione di ciascuno ed il proprio totale disinteresse a perdere tempo in polemica con l'altro come con chiunque altro
11) partire da una base d'accordo comune e trovare tutti i punti in comune nell'opinione di entrambi per poi esaminare i punti di divergenza ed essere consapevoli che la verità non si esaurisce nella base comune, ma c'è e sta da qualche parte
... adesso continua tu, per favore.

sabato 23 agosto 2014

Bella la musica, a volte bellissima, meravigliosa! Ma che non ci tolga...

... Il piacere di un buon libro · 26 giugno 2014
Pubblichiamo un articolo apparso nella rubrica «Altre storie» del «Messaggero di sant’Antonio» di giugno.
Forse non viviamo una vita vera, ma siamo protagonisti di un film: questo sembra essere il messaggio che ci lanciano le colonne sonore che — volenti o nolenti — accompagnano le nostre vite, proprio come succede ai personaggi dei film.
Ormai un sottofondo musicale è previsto praticamente dovunque: bar, ristoranti, negozi e perfino nei supermercati — pare che così la gente compri di più — e talvolta anche nelle stazioni o negli aeroporti. Naturalmente le musiche sono differenti: possiamo sentirci immersi in ritmi melodici napoletani in una pizzeria, in un’atmosfera jazz se il bar dove entriamo è sofisticato; in un clima americano melodico — magari con Frank Sinatra — in un ristorante, come se ogni cena fosse l’occasione di affascinare l’anima gemella. Nei negozi di jeans prevale il rock o il genere metal; in quelli vintage canzoni buffe degli anni Trenta; se i tavolini di un caffè sono all’aperto, musiche da operetta possono rievocare i café chantant; nei musei, soffusa nello sfondo, classica. Perfino nelle chiese, in quelle antiche e artisticamente belle, quelle dove si entra non solo per pregare, ma anche per ammirare, ormai è prevista una colonna sonora: naturalmente si tratta di musica sacra, a volume basso, ma comunque tale da rompere il silenzio. Forse in quest’ultimo caso l’intenzione è buona: è un modo per far capire ai turisti che si trovano in un luogo sacro, che non possono parlare ad alta voce, far rumore. È un modo di generare rispetto, di suscitare sentimenti di devozione.
In ogni caso queste colonne sonore colorano la nostra vita di atmosfere che magari in quel momento sono molto lontane dal nostro stato d’animo, influenzano — qualche volta, bisogna ammetterlo, in modo positivo — il nostro umore. Ma creano anche sensazioni bizzarre e fuori luogo: come fossimo sempre, a ogni età e in ogni occasione, innamorati e sospirosi, o in altri casi, ribelli e scontenti. E poi rendono difficili i contatti umani, perché per parlare dobbiamo alzare la voce, che perde le inflessioni che vorremmo darle: i messaggi si fanno brevi e perentori, specie se il loro contenuto è in contrasto con il clima musicale imposto. Quante volte, in un ristorante, un gruppo di persone che si incontra per chiacchierare viene indotto a rinunciare a qualsiasi discorso un po’ lungo e complesso dalla musica che imperversa e rende difficile ogni scambio verbale? Perfino un’antica abitudine ben collaudata, come quella di dire «andiamo a prenderci un caffè così ne parliamo» viene annullata dalla colonna sonora che imperversa, impedisce di sentire cosa dice l’altro e, per di più, crea un’atmosfera spesso poco adatta al discorso che si vuole affrontare.
Anche se ci stiamo talmente abituando alla musica che quasi non la ascoltiamo più la musica, e se qualcuno la commenta lo guardiamo stupiti: per noi è solo uno tra i tanti rumori che ci circondano e ci rimbambiscono. Così abbiamo ucciso il silenzio, che non sempre e non solo significa solitudine. Silenzio è anche possibilità di sottrarsi alla banalità quotidiana, di entrare nel profondo di se stessi, nel luogo dove nasce un pensiero che si plasma poi nella parola. L’apice del silenzio ce l’abbiamo nella lettura silenziosa, che permette al lettore solitario di creare con il libro un rapporto esclusivo. Non è un caso che nella nostra società, inquinata da musiche e rumori stia scomparendo l’abitudine alla lettura: soprattutto per i giovani è sempre più difficile trovare concentrazione e silenzio, condizioni indispensabili per la comprensione di un testo. E chi non legge perde molto.
Come ha scritto un grande studioso, Giovanni Pozzi: «Amico discretissimo, il libro non è petulante, risponde solo se richiesto, non urge oltre quando gli si chiede una sosta. Colmo di parole, tace».

di Lucetta Scaraffia

sabato 16 agosto 2014

Ragionare con la propria testa non significa seguire SOLO il proprio istinto...

...SVOLTA ANTROPOLOGICA: UN PROBLEMA SU CUI RIFLETTERE

Riporto e commento quanto scrive la prof.ssa SCARAFFIA (Associato di Storia Contemporanea all'Università "la Sapienza" di Roma):

Lucetta Scaraffia
19 luglio alle ore 15.03 ·

L’ultimo numero della rivista francese “le débat” contiene una sezione totalmente dedicata al matrimonio omosessuale, e in particolare al destino dei figli che tali coppie vorrebbero allevare come propri. Aprendo un confronto su questo tema, l’autorevole testata laica francese si propone soprattutto di considerarlo un problema antropologico di ampio significato per la società, e non semplicemente un allargamento dei diritti, come vorrebbero i difensori del “matrimonio per tutti”.

Secondo Paul Thibaud, filosofo che è stato direttore di “Esprit”, questa apertura all’approfondimento costituisce di per sé una novità interessante in un panorama in cui si è cercato in ogni modo di soffocare il dibattito, argomentando che con la nuova legge si trattava solo di riconoscere un cambiamento già avvenuto nella società. Thibaud nega che questo sia vero, perché sostiene che qui non si tratta di “riconoscere” le coppie omosessuali nella loro specificità, ma proprio il contrario: far dimenticare che sono diverse.

E l’assenza di discussione si spiega, sempre secondo l’intellettuale francese, con la totale privatizzazione in cui sono stati confinati sia il matrimonio sia la procreazione; privatizzazione che ha come corollario l’illegittimità di trattarne in un pubblico dibattito. Cancellare il carattere istituzionale della famiglia ha per effetto quello di scegliere una temporalità corta – cioè il contratto, le volontà di oggi, i sentimenti del momento – senza guardare con responsabilità al futuro.

La filosofa Nathalie Heinich sottolinea come, in nome dell’eguaglianza, si sta sottoponendo il regime matrimoniale e lo statuto della filiazione a pesanti trasformazioni, e tutto perché c’è stato uno slittamento del concetto di differenza verso quello di ineguaglianza (e di quello di ineguaglianza verso l’ingiustizia), slittamento che si fonda su una riduzione del concetto di giustizia a quello di eguaglianza. Dimenticando però che i diritti sociali non si fondano sull’eguaglianza, bensì sull’equità. È così che si è arrivati a definire un “diritto al figlio”, diritto inaccettabile perché si basa su una estensione abusiva del valore dell’eguaglianza.

Uno psicanalista, Maurice Berger, prende poi in esame le ricerche che dovrebbero verificare se lo sviluppo dei figli di coppie omosessuali risente della loro condizione, con il risultato di considerare queste coppie poco “attendibili”, quasi tutte molto ideologiche: in sostanza dei bluff. E lo studioso conclude domandandosi come mai, stando così le cose, il principio di precauzione – a cui così spesso si ricorre in tutti gli ambiti – non debba applicarsi anche a questo.

Infine, la psicoterapeuta Catherine Dolto critica severamente ogni forma di gestazione per altri, considerandola una forma di produzione dei bambini che li rende oggetto di una transazione finanziaria: situazione orribile e possibile solo “in un contesto di mercantilizzazione del vivente mai sperimentato fino a oggi”. La sua esperienza di studiosa dell’infanzia la porta a bocciare senza appello la possibilità di affittare l’utero, poiché è ormai ben noto che anche la fase intrauterina è decisiva nel formare la psiche del bambino e nel determinarne il processo di umanizzazione.

Anche Dolto vede in queste trasformazioni un pericolo per il futuro, a cui nessuno vuole rivolgere lo sguardo: “C’è un legame stretto e attivo – conclude la grande psicoterapeuta – fra la maniera in cui una società inquadra la gestazione e la prima fase della vita umana e l’evoluzione che i bambini così trattati faranno subire al quadro sociale. Non prendersi cura seriamente dei nuovi arrivati significa preparare una barbarie futura”.

Ma guarda: qualcuno che nel fronte laico si azzarda a dire "il re è nudo". Complimenti: si tratta di persone coraggiose, dal momento che saranno sottoposte, come tutti i loro predecessori, all'ostracismo dell'intellighenzia laica, che è senz'altro acuta e benpensante ma senza pietà per chi si permette di uscire fuori dal recinto - in cui il belato è comune e politicamente corretto - e dire la propria secondo quello che una volta si chiamava "coscienza" e che oggi rimane troppo spesso inascoltata.

Riflessioni da quarantena

me, dopo 54 giorni di "quarantena" In questi giorni di forzata clausura, quando arrivano i momenti difficili in cui ti f...