sabato 20 maggio 2017

L'amore vero nel Cantico dei Cantici

Nella trattazione dell'Amore Vero non possiamo omettere la fonte biblica, che è presente in tutta la sua bellezza e profondità nel Cantico dei Cantici, attribuito al Re Salomone, che scrisse alcune migliaia fra proverbi e poesie. Questo lascia intendere che "il Cantico non è solo fonte di diletto ma d'insegnamento", come fa notare il Pontificio Istituto "Giovanni Paolo II" in un suo scritto sull'argomento (www.istitutogp2.it/public/Cantico%20dei%20cantici.pdf). Da leggere, dai!


Marc Chagall, Gli amanti di Vence, 1957


Partiamo dal testo (Edizione della Conferenza Episcopale Italiana).

Cantico dei Cantici - Capitolo 1  

TITOLO E PROLOGO

[1]Cantico dei cantici, che è di Salomone.

La sposa

[2]Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
[3]Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
[4]Attirami dietro a te, corriamo!
M'introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!

PRIMO POEMA

La sposa

[5]Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
[6]Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l'ho custodita.
[7]Dimmi, o amore dell'anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.

Il coro

[8]Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.

Lo sposo

[9]Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
[10]Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
[11]Faremo per te pendenti d'oro,
con grani d'argento.

Duetto

[12]Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
[13]Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
[14]Il mio diletto è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
[15]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
[16]Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
[17]Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.
Cantico dei Cantici - Capitolo 2  
[1]Io sono un narciso di Saron,
un giglio delle valli.
[2]Come un giglio fra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle.
[3]Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mio palato.
[4]Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me è amore.
[5]Sostenetemi con focacce d'uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d'amore.
[6]La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
[7]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché essa non lo voglia.

SECONDO POEMA

La sposa

[8]Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
[9]Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
[10]Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[11]Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
[12]i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
[13]Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
[14]O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro».
[15]Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
[16]Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i gigli.
[17]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.


Cantico dei Cantici - Capitolo 3
[1]Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l'amato del mio cuore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
[2]«Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l'amato del mio cuore».
L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
[3]Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
«Avete visto l'amato del mio cuore?».
[4]Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l'amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l'abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.

Lo sposo

[5]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata
finché essa non lo voglia.

TERZO POEMA

Il poeta

[6]Che cos'è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d'incenso
e d'ogni polvere aromatica?
[7]Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d'Israele.
[8]Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
[9]Un baldacchino s'è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
[10]Le sue colonne le ha fatte d'argento,
d'oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d'amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
[11]Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.

Cantico dei Cantici - Capitolo 4

Lo sposo

[1]Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
[2]I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
[3]Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
[4]Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
[5]I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
[6]Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell'incenso.
[7]Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
[8]Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell'Amana,
dalla cima del Senìr e dell'Ermon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
[9]Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
[10]Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
[11]Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
[12]Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
[13]I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
[14]nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d'alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
[15]Fontana che irrora i giardini,
pozzo d'acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.

La sposa

[16]Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.

Cantico dei Cantici - Capitolo 5

Lo sposo

[1]Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.

QUARTO POEMA

La sposa

[2]Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Un rumore! E' il mio diletto che bussa:
«Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia;
perché il mio capo è bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne».
[3]«Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?».
[4]Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
[5]Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
[6]Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto gia se n'era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L'ho cercato, ma non l'ho trovato,
l'ho chiamato, ma non m'ha risposto.
[7]Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
[8]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d'amore!

Il coro

[9]Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
o tu, la più bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perché così ci scongiuri?

La sposa

[10]Il mio diletto è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille.
[11]Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo.
[12]I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
posti in un castone.
[13]Le sue guance, come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
[14]Le sue mani sono anelli d'oro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto è tutto d'avorio,
tempestato di zaffiri.
[15]Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi d'oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
[16]Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.

Cantico dei Cantici - Capitolo 6

Il coro

[1]Dov'è andato il tuo diletto,
o bella fra le donne?
Dove si è recato il tuo diletto,
perché noi lo possiamo cercare con te?

La sposa

[2]Il mio diletto era sceso nel suo giardino
fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
[3]Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me;
egli pascola il gregge tra i gigli.

QUINTO POEMA

Lo sposo

[4]Tu sei bella, amica mia, come Tirza,
leggiadra come Gerusalemme,
terribile come schiere a vessilli spiegati.
[5]Distogli da me i tuoi occhi:
il loro sguardo mi turba.
Le tue chiome sono come un gregge di capre
che scendono dal Gàlaad.
[6]I tuoi denti come un gregge di pecore
che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna è senza compagna.
[7]Come spicchio di melagrana la tua gota,
attraverso il tuo velo.
[8]Sessanta sono le regine,
ottanta le altre spose,
le fanciulle senza numero.
[9]Ma unica è la mia colomba la mia perfetta,
ella è l'unica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
L'hanno vista le giovani e l'hanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
[10]«Chi è costei che sorge come l'aurora,
bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?».
[11]Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
[12]Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Ammi-nadìb.

Cantico dei Cantici - Capitolo 7

Il coro

[1]«Volgiti, volgiti, Sulammita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti».
«Che ammirate nella Sulammita
durante la danza a due schiere?».

Lo sposo

[2]«Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d'artista.
[3]Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.
[4]I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
[5]Il tuo collo come una torre d'avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
[6]Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce».
[7]Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
[8]La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
[9]Ho detto: «Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi».

La sposa

[10]«Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
[11]Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
[12]Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
[13]Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
[14]Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te».

Cantico dei Cantici - Capitolo 8

[1]Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
[2]Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m'insegneresti l'arte dell'amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
[3]La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.

Lo sposo

[4]Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché non lo voglia.

EPILOGO

[5]Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.

La sposa

[6]Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
[7]Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.

APPENDICI

Due epigrammi

[8]Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parlerà?
[9]Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto d'argento;
se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
[10]Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
[11]Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn;
egli affidò la vigna ai custodi;
ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli d'argento.
[12]La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!

Ultime aggiunte

[13]Tu che abiti nei giardini
- i compagni stanno in ascolto -
fammi sentire la tua voce.
[14]«Fuggi, mio diletto,
simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!».



Adesso continuiamo con un commento valido che abbiamo trovato su Biblistica.it e che riportiamo integralmente (si veda http://www.biblistica.it/wordpress/?page_id=1926)






IL CANTICO – IL SUO SIGNIFICATO SPIRITUALE


La principale obiezione all’interpretazione naturalistica del Cantico, che abbiamo esaminato nello studio precedente, è quella che in tal caso non se ne capirebbe più l’ispirazione e la conseguente canonicità, né tanto meno la sua importanza teologica. Chi fa quest’obiezione continua a ripetere che l’interpretazione allegorica è quella tradizionale, per cui occorre vederci l’amore di Dio per Israele o quello di Yeshùa per la congregazione. Vediamo di rispondere.
   Di fatto l’interpretazione allegorica si rinviene solo negli ultimi secoli giudaici e non rappresenta neppure tutta la tradizione “cristiana” in merito, essendoci state dai cosiddetti “padri della Chiesa” delle interpretazioni letterali.
   Come abbiamo già visto, inoltre, l’allegoria amorosa della Bibbia non si spinge mai alla descrizione minuziosa.
   La poesia amorosa non è poi indegna dell’ispirazione. Perché mai dovrebbe esserlo? L’interpretazione naturalistica è anzi in grado di stabilire meglio lo scopo e il posto del Cantico nella storia di Israele, spiegando la sua ispirazione e la sua canonicità.
   Nell’antico Oriente la sessualità era esagerata (si pensi ai riti della fecondità) ed era divinizzata (si pensi ad Astarte). Il popolo ebraico, invece, non attribuì né un sesso né una moglie a Yhvh e proibì tutte le pratiche connesse al culto della fecondità. Il Cantico è l’espressione concreta di questa visuale equilibrata della sessualità. Non contiene tracce di una sua divinizzazione né di un suo disprezzo. Il Cantico vede la sessualità così com’è, così come Dio l’ha voluta per l’uomo e per la donna. La presenta come una realtà umana. È questo il significato teologico che dava al Cantico pieno diritto di entrare nel canone biblico. Questo significato teologico è valido e attuale ancora oggi contro le tendenze che anche oggigiorno sopravvalutano la sessualità o la disprezzano religiosamente. Su quest’aspetto dovrebbero riflettere specialmente i cattolici, esaltando meglio l’amore coniugale.
   Va poi notato che l’orientale non trova affatto “piccanti” e indecenti certe descrizioni della nudità. Anche i racconti di Mille e una notte (che fanno parte della letteratura orientale) vanno oltre nella descrizione della donna e presentano affinità notevoli con il Cantico della Bibbia. Occorre stare attenti nel valutare il Cantico con la diffusa mentalità cattolica che è portata a vedere la colpa in ogni cosa attinente al sesso, imponendo perfino una castigatezza innaturale nell’uso dei vocaboli. Molti credenti, pur non essendo cattolici, possono inconsapevolmente risentire della mentalità cattolica. È il caso di quei genitori – solo per citare uno tra i tanti pessimi esempi – che insegnano ai loro figli a parlare di “pisellino” anziché di pene e che insegnano alle loro figlie a riferirsi all’italiano vulva come alla “farfallina”. Man mano che i figli crescono, il “pisellino” e la “farfallina” prendono il nome di “lì”, fino a riferirsi ad essi senza nominarli, come ad esempio quando una mamma domanda alla figlia se si è pulita “lì”. In questo modo i genitori, prigionieri essi stessi di un tabù, trasmettono il tabù. La deduzione dei figli che crescono non può essere, alla fine, che quella che il pene e la vulva siano cose “sporche” e innominabili. Questo non fa molto onore al creatore del pene e della vulva. Di certo fa il danno dei figli.
   Gli insegnamenti che possiamo trarre dal Cantico sono di grande valore morale e spirituale. Questi insegnamenti gli danno pieno diritto di cittadinanza nel canone dei libri ispirati da Dio, senza la necessità di ricercarvi chissà quali pensieri reconditi superiori (non sarà poi che tale necessità è dettata solo dal rifiuto di vedere le cose come sono per un riserbo tutto religioso che è solo un tabù?).
   Il matrimonio che consiste nell’unione dell’uomo con la donna è un bene in se stesso. Esso è voluto da Dio nella creazione (Gn 2:18-24;1:28), quando ancora tutto era buono, anzi “molto buono” (Gn 1:31). Il donare il proprio corpo l’uno all’altra non è biasimevole né volgare. È il momento in cui l’uomo e la donna si completano naturalmente e si sentono davvero “una stessa carne” (Gn 2:24). Nella Bibbia non c’è posto per un ascetismo in cui l’uomo rifugga la donna come qualcosa di peccaminoso, come fanno gli eremiti. Né c’è posto per un ritiro in cui la donna rifugga l’uomo come tentazione diabolica, come fanno le suore. Il matrimonio non è qualcosa di basso, secondo la mentalità manichea o catara. Paolo si fece al riguardo portavoce dello spirito di Dio: “Lo Spirito dice esplicitamente che nei tempi futuri alcuni apostateranno dalla fede, dando retta a spiriti seduttori e a dottrine di demòni, sviati dall’ipocrisia di uomini bugiardi, segnati da un marchio nella propria coscienza. Essi vieteranno il matrimonio”. – 1Tm 4:1-3.
   Yeshùa partecipò ad una festa nuziale e ne provvide lui stesso il vino (Gv 2:1-11). Le indicazioni bibliche indicano che gli sposi novelli non devono separarsi tra di loro neppure durante il servizio di guerra: “C’è qualcuno che si è fidanzato con una donna e non l’ha ancora presa? Vada, torni a casa sua, perché non muoia in battaglia e un altro se la prenda” (Dt 20:7). Nel matrimonio non tutto deve mantenersi entro il piano puramente spirituale: la reciproca attrazione fisica dei corpi ha un’importanza non indifferente. Le crisi matrimoniali nascono quando questa subisce rallentamenti o viene trascurata. La sua importanza è cantata nel Cantico dei Cantici. La verginità è ricordata solo in Cant 4:12: “O mia sorella, o sposa mia, tu sei un giardino serrato, una sorgente chiusa, una fonte sigillata”; ma si tratta di una condizione anteriore alle nozze.
   L’amore sessuale va preso nella sua giusta misura, senza esagerarlo (come facevano i cananei) e senza degradarlo (come facevano gli gnostici). I cananei lo avevano sacralizzato in modo da introdurlo nei loro culti sacri mediante la prostituzione sacra e i riti della fecondità. Gli gnostici, che biasimavano la materia, lo pensavano un male da eliminare. La Bibbia ce lo mostra nella sua giusta luce, come qualcosa di buono da vivere entro i limiti del matrimonio e come qualcosa che diventi il premio di tutta una vita a due. Anche oggi, quindi, il Cantico ha il suo insegnamento da trasmetterci. Esso, contro la prostituzione, esalta l’amore coniugale.
“Non sapete che i vostri corpi sono membra di Cristo? Prenderò dunque le membra di Cristo per farne membra di una prostituta? No di certo! Non sapete che chi si unisce alla prostituta è un corpo solo con lei? ‘Poiché’, Dio dice, ‘i due diventeranno una sola carne’. . . . Fuggite la fornicazione. Ogni altro peccato che l’uomo commetta, è fuori del corpo; ma il fornicatore pecca contro il proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete ricevuto da Dio? Quindi non appartenete a voi stessi. Poiché siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo”. – 1Cor 6:15-20.   

   Il Cantico – e, quindi, la Bibbia – eleva il matrimonio al giusto livello.
“Ogni uomo abbia la propria moglie e ogni donna il proprio marito. L’uomo sappia donarsi alla propria moglie, e così pure la moglie si doni al proprio marito. La moglie non deve considerarsi padrona di se stessa: lei è del marito. E neppure il marito deve considerarsi padrone di se stesso: egli è della moglie. Non rifiutatevi l’un l’altro”. – 1Cor 7:2-5, PdS.
   L’amore vero è per sua natura monogamico. Il Cantico esalta l’amore dello sposo per la sposa e l’amore della sposa per lo sposo. L’unica amata vale per lui ben più di tutto l’harem salomonico: “Ci sono sessanta regine, ottanta concubine, e fanciulle innumerevoli; ma la mia colomba, la perfetta mia, è unica” (6:8,9). In Cant siamo già sulla via di un ritorno all’idea monogamica primitiva stabilita da Dio nella creazione: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e saranno una stessa carne” (Gn 2:24). Il Cant elimina le deviazioni inaugurate da Lamec: “Lamec prese due mogli” (Gn 4:19), e che con Salomone raggiunsero il culmine più vertiginoso: “Il re Salomone, oltre alla figlia del faraone, amò molte donne straniere: delle Moabite, delle Ammonite, delle Idumee, delle Sidonie, delle Ittite” (1Re 11:1). Con il Cant siamo già alla soglia del ristabilimento del volere divino che sarà attuato da Yeshùa: “Chiunque manda via la moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; e chiunque sposa una donna mandata via dal marito, commette adulterio” (Lc 16:18), “Io vi dico che chiunque manda via sua moglie, quando non sia per motivo di fornicazione, e ne sposa un’altra, commette adulterio” (Mt 19:9), “Al principio della creazione Dio li fece maschio e femmina. Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre, e i due saranno una sola carne. Così non sono più due, ma una sola carne. L’uomo, dunque, non separi quel che Dio ha unito”. – Mr 10:6-9.
   L’amore trasfigura la natura, la vita: tutto sembra divenire più bello. È come un raggio di sole che squarciando le nubi trasfigura il creato. In Cant – a differenza degli altri libri sacri della Bibbia – la natura appare in tutta la sua bellezza, mentre altrove è vista solo come un segno dell’intervento divino. Così, ad esempio, in Mt 5:45: “Egli [Dio] fa levare il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”. Si notino però in Cant le meravigliose descrizioni della natura vista da occhi innamorati:

“Sento la voce del mio amore, eccolo, arriva! Salta per le montagne come fa la gazzellacorre sulle colline, veloce come un cerbiatto”. – 2:8.
“I tuoi seni sembrano cerbiatti o gemelli di una gazzella che pascolano tra i gigli”. – 4:5.
“Corri, amore, Veloci come una gazzella o un cerbiatto sui monti profumati”. – 8:14.
“Quanto sei bella, amica mia, quanto sei bella! . . . I tuoi capelli ondeggiano come un gregge che scende dalle pendici del Galaad. I tuoi denti mi fanno pensare a un gregge di pecore da tosare, appena lavate. Tutte in fila, una accanto all’altra”. – 4:1,2, cfr 6:5,6.
“Il mio amore è venuto a godersi il suo giardino, a raccogliere i gigli tra aiuole di piante profumate. . . . Egli si diletta tra i gigli”.  – 6:2,3.
“Le tue nascoste bellezze sono un giardino di melograni, dai frutti squisiti”. –  4:13.
“Tu sei una sorgente di giardinofontana di acque viveruscello che scende dai monti del Libano”. – 4:15.
“Sei come un giardino recintato e chiuso, come una sorgente inaccessibile”. – 4:12.
(PdS)
   Non vi è una strofa in cui non si parli di un riferimento geografico o topografico, di un metallo o di un minerale, di un animale domestico o selvaggio, di un albero o di una pianta, di un fiore, di un profumo o di un aroma. Non c’è mai conoscenza intellettuale, ma la conoscenza biblica che sperimenta le cose: una conoscenza vitale, vissuta con il contatto diretto.
   Nel Cantico si esalta la persona della sposa parificata allo sposo. Il Cant si erge contro l’umiliazione e la soggezione che deprimevano la donna orientale e la rendevano serva del marito. Anche questo è un prezioso insegnamento ispirato che ci viene da questo libro. Il peccato umano delle origini ha stravolto il ruolo della donna. In tutto il mondo e in tutte le culture, anche oggi, vediamo pesare sulla donna la conseguenza della scellerata cattiva scelta umana delle origini: “I tuoi desideri si volgeranno verso tuo marito ed egli dominerà su di te” (Gn 3:16). L’ispirazione divina del Cantico eleva la donna al grado di regina, conferendole parità con il marito.

“Sì, un giglio tra le spine è la mia amica tra le altre ragazze!”. – 2:2.
“Un melo tra gli alberi selvatici è il mio amore tra gli altri ragazzi!”. – 2:3.
“Il mio amore è bello e forte, lo si riconosce tra mille”. – 5:10.
“Il re abbia pure sessanta regine, ottanta altre donne e ragazze, quante ne vuole! Per me c’è solo lei”. –  6:8,9.
(PdS)
   Nel Cantico si respira l’aria delle origini: “Questa, finalmente, è ossa delle mie ossa e carne della mia carne. Ella sarà chiamata donna” (Gn 2:23). Sembra che vi aleggi già lo spirito delle Scritture Greche e il messaggio di Yeshùa presentato in Mr 10:11-12: “Chiunque manda via sua moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se la moglie ripudia suo marito e ne sposa un altro, commette adulterio”.
   Il matrimonio ha valore in se stesso. Il valore del matrimonio è già in se stesso come reciproco complemento dei singoli coniugi, e non in vista dei figli: “Non è bene che l’uomo sia solo; io gli farò un aiuto che sia adatto a lui” (Gn 2:18). Nel Cantico non si allude quasi mai alla generazione: l’amore è esaltato in se stesso. L’unica allusione, velata, può essere vista nelle mandragole (7:14) che si usavano – pare – per stimolare la fecondità (Gn 30:14-16). L’amore è talmente esaltato che troverà poi il suo più fulgido esempio nell’amore tra Yeshùa e la sua congregazione. – Ef 5:22-32.
   L’amore è imperituro e non può venire mai meno. Quando ci si accosta al matrimonio con la casistica farisaica (che si domanda quando il matrimonio possa essere sciolto e quando si possa divorziare; cfr. Mt 19:3), non si fa altro che costruire la tomba dell’amore. Anche in ciò il Cantico torna alle origini: l’amore vi è presentato come qualcosa di superiore alla stessa morte, che esige fedeltà concreta e indissolubilità perenne. Non le seduzioni dei fasti salomonici: “Tieni pure i tuoi mille pezzi d’argento, Salomone”. – 8:12, PdS.

“Non basterebbe l’acqua degli oceani a spegnere l’amore.
Neppure i fiumi lo potrebbero sommergere.
Se qualcuno provasse a comprare l’amore con le sue ricchezze
otterrebbe solo il disprezzo”. – 8:7, PdS.

Concludiamo con la lettura di Roberto Benigni del Cantico dei Cantici (13 febbraio 2006, Teatro Verdi di Terni, trasmesso da Sat 2000) che, come sappiamo, per commentare la Bibbia e Dante si è avvalso del supporto didattico di "illustri studiosi laici e religiosi; dovrei stilare un elenco lunghissimo: senza di loro, non ce l’avrei mai fatta…" (come egli stesso ha affermato http://www.scenaillustrata.com/public/spip.php?page=breveanteprimastampa&id_breve=1271).


Non aggiungo altro, ci sarebbe da dire parecchio, ma per il momento mi fermo qui.

martedì 25 aprile 2017

Nuovo sito di Biografie e Storie Aziendali


Abbiamo realizzato un nuovo sito in Wordpress delle Storie Aziendali e ve lo volevamo comunicare:

L'indirizzo è quello già noto, ma la veste grafica e la sua navigabilità è molto cambiata, anche perché adesso incorpora il Blog. Buona visone e non dimenticatevi di iscrivervi alla Newsletter: riceverete in cambio una guida rapida allo Stotytelling aziendale.





domenica 5 febbraio 2017

Strada per (tornare a) credere

Amico, amica, se sei arrivato (arrivata) qui, non posso lesinarti un regalo che è il più grande che possa farti: indicarti la strada. 

La strada per arrivare a credere, a riscoprire il senso della vita, la gioia di vivere, il bello di esserci. Ti sembra troppo? Prova e vedrai se esagero.

Riporto di seguito dei filmati "Illustrazione del Credo - dalle lezioni del Card. Joseph Ratzinger, regia di Ezio Pascucci". Sono molto ben fatti, al di là del contenuto delle lezioni del Card. Ratzinger, della cui statura intellettuale e morale forse non ci rendiamo pienamente conto, fermandoci forse a commentare le sue scarse doti di comunicatore e a quel punto dimostrando la nostra scarsa profondità.

1 - L'uomo e Dio


2 - La fede cristiana


3 - Chi è Dio?


4 - La Trinità


5 - Io credo in Gesù Cristo


6 - Chi è Gesù?


7 - Il cristiano


8 - Morte di Cristo, vita per noi


9 - La Chiesa e lo Spirito Santo


10 - La felicità eterna

Credo che me ne sarai grato e, se è così, che vorrai condividere con altri quesla bella esperienza (basta cliccare uno dei bottoni posti qua sotto)!

sabato 4 febbraio 2017

Cap. III del libro "Amore Vero, con la testa e con il cuore": "Sulle spalle dei giganti""

Solo se cadi in un abisso di presunzione puoi pensare di costruire qualcosa a prescindere dal tesoro di conoscenza e di esperienza che i nostri predecessori ci hanno lasciato.
"Diceva Bernardo di Chartres che noi siamo come nani sulle spalle di giganti, così che possiamo vedere più cose di loro e più lontane, non certo per l'acume della vista o l'altezza del nostro corpo, ma perché siamo sollevati e portati in alto dalla statura dei giganti".
Basiamoci sulle acquisizioni dei grandi pensatori che ci hanno preceduto e... ascoltiamo questo capitolo!


lunedì 30 gennaio 2017

Cos'è vero amore

Prendo da Huffington Post e ricopio questo bellissimo articolo di Seth Adam Smith che sottoscrivo dalla prima all'ultima parola. Non lo conoscevo, ma guardate che sintonia fantastica!


Il vero amore è una scelta

3.11.15

Io e mia moglie ci conosciamo fin dal liceo, ma solo più tardi abbiamo iniziato ad uscire insieme. Appena un paio di settimane di frequentazione ci sono bastate per capire che eravamo follemente innamorati e volevamo sposarci.
Io ero d'accordo al 100%! Le proposi anche un matrimonio improvvisato ed immediato a Las Vegas (sul serio). Tuttavia, Kim guardava al risvolto pratico di tutta la faccenda. Voleva prendersi del tempo per pianificare il tutto.
Mi sentivo scoraggiato, le dissi: "Siamo così diversi. A te piace pianificare, mentre io amo la spontaneità".
Kim sgranò gli occhi:"Certo che so essere spontanea", rispose frettolosamente, "Devi solo dirmi prima quando hai in previsione di essere spontaneo, così lo appunterò sulla mia agenda..."
Le rivolsi uno sguardo stranito. Faceva sul serio! Chiaramente non capiva il significato del termine "spontaneità".
Per quanto possa sembrare divertente, più ripenso a quella conversazione più mi rendo conto che pianificare di amare qualcuno (o scegliere di farlo) in realtà è uno degli aspetti più belli dell'amore.
Ho sentito dire che l'amore è impegnarsi in modo incondizionato con una persona imperfetta.
È vero. Quando tutte le farfalle sono svolazzate via ed il giorno del matrimonio è ormai un ricordo lontano, scopri di aver sposato una persona imperfetta tanto quanto te. A sua volta, il partner capirà che i tuoi problemi, le tue insicurezze, fragilità, manie (e la tua puzza di sudore) sono reali proprio come i suoi.
Allora capirai che il vero amore non è solo un sentimento euforico e spontaneo. È una scelta volontaria, un piano che prevede di amarvi l'un l'altro nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e in povertà, in salute e in malattia. Ovviamente, non possiamo scegliere da chi sentirci attratti ma possiamo senza dubbio decidere di chi innamorarci e (cosa più importante) di chi restare innamorati anche dopo.
La nostra società attribuisce grande importanza ai sentimenti. Ci dicono che dovremmo sempre seguire le nostre emozioni e fare qualsiasi cosa ci renda felici. Ma queste sensazioni sono mutevoli ed effimere. Il vero amore è come la stella polare nelle tempeste della vita. È leale, sicuro, vero. Ogni volta che siamo persi e confusi possiamo ritrovare la nostra forza nell'amore che abbiamo scelto.
Inoltre, la vita ci offre già tantissima spontaneità mettendoci di fronte a situazioni improvvise. Pensiamo ad un rifiuto, alla perdita di un lavoro, alla tristezza, alla delusione, alla disperazione, alla malattia e ad un mare di altri problemi. Non possiamo abbandonare la nave ogni volta che si scatena la bufera nel nostro matrimonio. Il vero amore è superare le tempeste della vita insieme.
Quando aveva cinquant'anni, a mia nonna fu diagnosticata la sclerosi multipla. Si tratta di una malattia degenerativa che blocca la capacità del corpo di comunicare attraverso il sistema nervoso. Nel giro di pochi anni, mia nonna aveva perso la capacità di camminare ed era costretta su una sedia a rotelle. Il nonno, che allora era capo della polizia, andò in pensione con due anni d'anticipo per prendersi cura di lei. La aiutava a fare tutto: muoversi in casa, andare dal dottore, prendere le medicine e lavarsi.
Parlando di lei, una volta il nonno disse a mia madre: "Mi fa male vederla così. Sai, quando ci siamo sposati credevo che avremmo sempre navigato con il vento in poppa. Non potevo immaginare che l'avrei aiutata a cambiarsi il catetere ogni giorno. Ma lo faccio e non m'importa, perché la amo".
L'amore è molto più di un sentimento euforico e casuale. E il vero amore non è sempre tutto rose, fiori e coccole. Anzi, molto spesso il vero amore deve rimboccarsi le maniche, sporcarsi le braccia e sudare copiosamente. Il vero amore ci chiede di fare cose difficili: perdonarci a vicenda, incoraggiare i sogni dell'altro, darci conforto nel dolore, prenderci cura della famiglia. Il vero amore non è semplice. Non è per niente come il giorno delle nozze, è molto più significativo e straordinario.
Recentemente mi sono imbattuto in questa magnifica citazione: "Nessuno s'innamora per scelta, ma per caso. Nessuno resta innamorato per caso, ma con l'impegno. E nessuno rinuncia all'amore per caso, è una scelta".
Quando io e mia moglie abbiamo un problema facciamo del nostro meglio per scegliere l'amore. Di certo non siamo perfetti, ma l'amore che condividiamo oggi è più reale e più bello di qualsiasi altra cosa avremmo mai potuto immaginare.
Quindi, in barba a tutte le tempeste improvise, io scelgo di amare mia moglie.
Se ami davvero una persona (e lei ti ama sul serio) impegnati per quell'amore e tieniti pronto a lavorare sodo.
Ma sappi anche che sarà l'impegno più gratificante della tua vita.
Questo articolo è stato pubblicato su SethAdamSmith.com

giovedì 26 gennaio 2017

Capitolo 2 del libro "Amore vero, con la testa e con il cuore" - Come difendersi dai preconcetti e dai luoghi comuni

Per arrivare a ragionare con la propria testa, lo abbiamo premesso, è necessario ingaggiare una battaglia fondamentalmente con se stessi. Infatti bisogna guardarsi dalle idee preconcette e dai luoghi comuni nei quali cadiamo continuamente - chi ne è esente? è un presuntuoso - senza neppure accorgercene.

Vediamo come riconoscerli e come contrastarli ovvero tenerli al loro posto, senza che acquistino un'importanza indebita. Buon ascolto (e non dimenticatevi di lasciarmi il vostro feedback)!


Cap. 2 - parte I

Cap. 2 - parte II


Cap. 2 - parte III

Cap. 2 - parte IV

lunedì 16 gennaio 2017

Primo capitolo del libro "Amore vero, con la testa e con il cuore".

Eccoci al primo capitolo del libro 
"Amore vero, con la testa e con il cuore".

Si tratta di un aspetto fondamentale: come approcciare alla realtà a partire dal modo attuale di agganciarla. Attraverso quali canali entrare in rapporto con la realtà. 
Quando cambiare idea. 
Il bello di cambiare idea.
Questo capitolo apre la mente: attenzione non è indolore, costa mettere in pratica ciò che si apprende (leggere o ascoltare è gratis), ma è una prima lezione di volo!


Puoi fare di questo libro quello che credi: 

  1. - non leggerlo: perderai un'importante opportunità
  2. - leggerlo e basta: servirà a poco
  3. - leggerlo ed esercitarti per viverlo: non te ne pentirai

In questo caso questo libro diventerà per te un compagno inseparabile, una fonte d'idee alla quale vuoi tornare quando vuoi respirare un poco di aria pura oppure tornare a sentire una voce che conosci perché è esattamente quella della tua coscienza, che troppo spesso hai silenziato o preferito non ascoltare, perché ti suggeriva di osare, di fare qualcosa di arduo, qualcosa per la quale valga la pena impegnarsi perché è quello che va fatto e nel farlo trovi il senso della tua stessa vita.

Leggi questo libro e vivilo e non esisterà più una verità relativa, ma la verità delle cose. Vivi questo libro e finalmente sarai un essere libero. Fidati. Io non sono un uomo di successo, ma ho un lavoro dignitoso, un ruolo molto più che dignitoso e posso dire di non aver mai consapevolmente preso in giro la mia coscienza. Non è poco.

mercoledì 28 dicembre 2016

Se non vuoi leggere, almeno ascolta!

Lo so c'è sempre da fare, un sacco da fare e non c'è tempo per leggere. Io stesso ho pochissimo tempo per leggere e ammetto che alcuni libri ho cominciato ad ascoltarli. Così li posso leggere anche camminando o prendendo il tram, senza incespicare in una cacca di cane o prendere un palo del marciapiede. 


Se non puoi leggere almeno ascolta! 

Si: andrò registrando brano per brano - "sbranandolo" - capitolo per capitolo, il libro tratto da questo Blog "Amore vero, con la testa e con il cuore", così non avrai più scuse. Gratuitamente, con un po' di pazienza, potrai scoprire perché quello che sembrava un grande amore si è rivelata una grande bufala e prima di prendere determinate decisioni è assolutamente indispensabile capire quali sono gli elementi in campo, le fonti, le possibilità concrete di tradurre in pratica quello che si ha in mente giacché è vero che prima viene la Realtà, poi l'immaginazione e poi la ragione, ma se non usi quest'ultima, che ci distingue dagli altri animali, è impossibile fondare alcunché di durevole nella vita.



Buon ascolto, allora, e non dimenticarti di condividere e/o di darci il tuo feedback!

domenica 25 dicembre 2016

Natale 2016: impariamo qual'è il senso del Natale dalle parole di un santo

E già, perché chi meglio di un santo può dirci qual'è il vero senso del Natale? Tutti sappiamo che significa qualcosa di grande, di bello, per cui ci si sente più buoni, ma da cosa dipenda tutto questo, la vera radice di questo oggi spesso sfugge.

San Josemaría Escrivá ha scritto delle bellissime omelie sul Natale che ci aiutano, prendendoci per mano ad entrare nel suo cuore, il cuore si un santo, di una persona che credeva in Dio e parlava con lui. Di una persona che ha visto aprirsi "i cammini divini della terra" e ha insegnato a molti come percorrerli. Ascoltiamolo.






lunedì 31 ottobre 2016

Hillary Clinton, donna forte, paladina della morte

Le capacità professionali  dI Hillary Clinton nessuno le ha mai dubitate: è un affermato avvocato statunitense con ottime doti relazionali. La sua forza nel superare la crisi familiare cagionata dalle malefatte del marito, presidente farfallone e immorale, è provata.
Ci sono però alcune ombre davvero sinistre che la sua figura proietta e su queste purtroppo neppure si può passare sopra. In primis gli enormi finanziamenti - 30 milioni di dollari - ricevuti da Planned Parenthood per la sua campagna. Si tratta della più potente organizzazione abortista americana che con la Clinton, dichiaratamente abortista, finanzia il suo futuro. Questo sarebbe "normale" se non fosse che oltre a favorire l'ecatombe di bimbi non nati con lo strascico di morte e di dolore che ne consegue, si è accertato che PP vende parti di feti abortiti aggiungendo barbarie a barbarie.
Inoltre c'è l'uso di email di carattere riservato a scopi personali svelato - manco a farlo apposta alla vigilia delle elezioni, secondo un rituale abituale in casa americana - da Wikileaks, che insieme al discusso mandato in veste di Segretario di Stato rende la candidata democratica impresentabile.
Certo, se si guarda al candidato alternativo alla Casa Bianca viene la pelle d'oca. Ma al tempo stesso viene da chiedersi:
Possibile che gli Stati Uniti d'America non possano esprimere niente di meglio di questi due improbabili candidati? 
Siamo di fronte a un ennesimo segno del crollo del mito americano? 

sabato 1 ottobre 2016

Ecco chi fa cultura oggi ed ecco i martiri dei tempi moderni

Riporto direttamente dal sito dell'UCCR (Unione Cristiani Cattolici Razionali) http://www.uccronline.it/2014/01/09/chi-firmo-contro-calabresi-oggi-dispensa-consigli-etici/
perché ci facciamo un'idea più veritiera sulla creme degli intellettuali di sinistra oggi.

Chi firmò contro Calabresi oggi dispensa consigli 

Il caso di Luigi Calabresi è un’ombra nera onnipresente per molti attuali dispensatori di etica e moralità, rigorosamente laica, sui principali quotidiani e canali televisivi italiani. Si cerca di non parlarne più, ma una fiction televisiva su Rai Due sta riportando alla luce un passato che si voleva dimenticato.
Il commissario Calabresi, addetto alla squadra politica della questura di Milano e spesso incaricato di controllare le manifestazioni dell’estrema sinistra, convocò nel 1969 il ferroviere Giuseppe Pinelli in quanto indagato per la strage di piazza Fontana. Il 15 dicembre Pinelli morì dopo essere precipitato dalla finestra dell’ufficio del commissario. Luigi Calabresi si dichiarò estraneo ai fatti, aggiungendo di non essere stato nemmeno presente nella stanza. Cinque poliziotti confermarono la loro presenza e l’assenza del commissario, chiamato a rapporto dal suo superiore. Nell’ottobre del 1975 la sentenza sulla morte di Pinelli, dopo l’inchiesta, escluse sia l’ipotesi del suicidio e definì la morte come accidentale, a causa di un malore. Venne anche confermata l’assenza di Calabresi al momento della morte di Pinelli.
Tuttavia diversi quotidiani, in particolare “L’Espresso” “L’Unità”, imbastirono, senza alcuna prova, una campagna diffamatoria contro Calabresi, accusandolo di omicidio e di torture. 800 intellettuali, ben prima della sentenza definitiva  (il 13, 20 e 27 giugno 1971 sull’Espresso) sull’accaduto, firmarono una lettera di accusa contro Calabresi in cui lo identificarono come il responsabile della morte di Pinelli, definendolo «commissario torturatore». In seguito a tale lettera il clima si infiammò ulteriormente, comparvero minacce sui muri e intimidazioni via lettera, fino a che il 17 maggio 1972 fu assassinato da due sicari. Anni dopo si scoprì che i mandati furono Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri, allora leader del movimento e oggi, quest’ultimo, collaboratore di “Repubblica”.
Molti degli 800 intellettuali che firmarono la famosa e calunniosa lettera aperta, oggi tengono banco sui quotidiani, spesso pontificando moralismi contro la Chiesa (molti dei quali sono oggi collaboratori attivi e responsabili di “Repubblica”). Alcuni di essi: Marco Bellocchio, Tinto Brass, Furio Colombo, Roberto D’Agostino, Margherita Hack, Dario Fo, Umberto Eco, Dacia Maraini, Massimo TeodoriEugenio Scalfari e Franca Rame (e tanti altri). Nomi dall’altissimo tasso di anticlericalità, come si può notare. Dario Fo addirittura mise in scena (per ben 750 volte) Morte accidentale di un anarchico, laddove Calabresi era un “dottor Cavalcioni” che imponeva all’’interrogato di porsi, appunto, a cavalcioni di una finestra, quando ha saputo la verità, però ha ammesso«Sono andato in crisi, per questo». Un gruppo oggi ben affiatato, vittima di una “sbornia ideologica”, come la definì Montanelli. «Ciucca che a quanto pare la società civile, allergica alle crisi di coscienza, ancora non ha smaltito. E così, sempre alticcia, seguita a tenere banco e lezione. Facendo un po’ schifo, per la verità»si legge su “IlGiornale”Luciano Garibaldi, storico, giornalista e autore delle opere da cui è tratta la fiction in onda in questi giorni, parla d“mandanti morali“, la cui «stragrande maggioranza ricopre tutt’ora incarichi strapagati e percepisce pensioni dorate».
Renato Farina ha scritto«Nessuno dei firmatari ha pagato con un minimo rallentamento della sua corsa questa infamia di uccidere con le parole un uomo il cui destino ne risultò segnato. Come mai nessuno, salvo scuse private o tenui di quei quattro gatti, ha pagato o almeno rende conto di questo scivolamento paraterroristico?». Parla di «manifesto assassino» che «firma la condanna a morte di Calabresi»Giampaolo Pansa ha invece parlato di «un veleno cucinato e diffuso dalle teste d’uovo della sinistra italiana: il meglio del meglio della cultura, dell’accademia, del giornalismo, del cinema. Signore e signori che per anni ci hanno spacciato un mare di bugie. Forti di un’arroganza che quanti di loro sono ancora in vita seguitano a scagliarci addosso». Rispetto alla lettera di accusa su “L’Espresso”«Rileggere oggi quell’elenco mi provoca un disgusto profondoper chi l’ha sottoscritto. Scorrere le firme una per una, ti induce a pensare che la “meglio gioventù” partorita dal Sessantotto aveva alle spalle il peggio del vippume di sinistra. Molte di quelle eccellenze sono scomparse, a cominciare da Norberto Bobbio per finire a Giorgio Bocca. Ma tanti big sono ancora in vita. E da ben poco venerati maestri seguitano a impartirci lezioni burbanzose. Qualche nome? Eugenio Scalfari, Umberto Eco, Dario Fo, Furio Colombo, Lucio Villari, Bernardo Bertolucci, Toni Negri, Dacia Maraini… Basta, mi fermo qui. Forse è vero che stiamo diventando un paese per vecchi, a cominciare da me. Ma un po’ di pudore non farebbe male a nessuno».
Ricordiamo che per la Chiesa cattolica, Luigi Calabresi è considerato un servo di Dio, martire per la giustizia. Nei suoi confronti è iniziato anche unprocesso di beatificazione, la fede cristiana del commissario fu di conforto nel periodo in cui era sotto accusa mediatica, tanto che ebbe a dichiarare a Giampaolo Pansa: «Da due anni sto sotto questa tempesta e lei non può immaginare cosa ho passato e cosa sto passando. Se non fossi cristiano, se non credessi in Dio non so come potrei resistere». Al suo amico Enzo Tortora, stupito della sua resistenza al linciaggio mediatico, rivelò«È semplice. Credo in Dio. E credo nella mia buona fede. Non ho mai fatto nulla di cui possa vergognarmi. E non odio nemmeno i miei nemici; ho angoscia per loro, non odio. È una parola – odio – che proprio non conosco”».

Riflessioni da quarantena

me, dopo 54 giorni di "quarantena" In questi giorni di forzata clausura, quando arrivano i momenti difficili in cui ti f...