martedì 30 giugno 2015

America, ci avevi già deluso con il rifiuto del protocollo di Kyoto, poi con la crisi finanziaria e adesso con la Corte Suprema che "riconosce" il matrimonio gay.

Sono anni che in questo blog ci sforziamo di dimostrare che il ragionamento sereno, privo di pregiudizi ideologici, porta a conclusioni di senso comune. Vicini alla realtà o la Realtà stessa. Guarda un po' dove si trova adesso l'America: a "riconoscere" (e queste virgolette oggi lì, domani qui in Italia, potrebbero costarmi l'arresto!) il "matrimonio gay". Due uomini che si "sposano" fra di loro, due donne che si "sposano" fra di loro fanno un "vero" matrimonio. Lasciamo stare che per il matrimonio ci vuole una mater, ma anche un pater. Che per generare all'interno del matrimonio ci vuole un pater e una mater. Tutto ciò non importa. Si può surrogare in qualche modo. Usando embrioni, impiantandoli nell'utero di una donna e così si risolve il problema. Come si sia giunti a tale aberrazione innaturale abbiamo cercato di spiegarlo in termini morali, psicologici e filosofici nei primi capitoli del blog, che poi è divenuto un libro "Finalmente liberi", che non è un best seller, anche perché dice cose scomode e non permette agli eterni adolescenti di dormire sonni tranquilli. C'è chi li consola, chi li legittima questi eterni adolescenti - ce ne sono tanti in  giro - e questo libro certamente non lo fa. Chi lo ha letto, però, mi ha detto che è del tutto scorretto dal  punto di vista "political" ma che aiuta a riflettere e a scegliere, che poi significa che aiuta ad essere più liberi.


Ci eravamo alimentati anche noi dell'American Dream, il sogno della realizzazione nel lavoro, nella nazione dove ha sede la libertà, che ti saluta con la statua della libertà, dove l'uomo arrivato con la valigia di cartone poteva nel giro di alcuni anni di lavoro, comprarsi una sua casa o anche realizzare una vera e propria fortuna.

foto di Jesus Larena

Adesso abbiamo assistito al crollo dell'imperialismo americano, che voleva proteggere il resto del pianeta dal nemico affondato dal regime comunista, abbiamo visto a Kyoto come il bene del pianeta viene dopo l'economia americana, "al di là delle balle più o meno buoniste sul clima che cambia e il buco dell'ozono". I soldi, l'economia: queste sono le cose che contano davvero.
Tant'è vero che l'economia americana e quella di tutto il mondo è stata messa in ginocchio dalle decisioni di pochi che stavano - e stanno ancora! - al potere e che hanno deciso che il loro guadagno, che non aveva niente di morale e che aveva il proprio appetito come unico limite all'arricchimento assoluto, non era sufficiente e quindi giù a speculare, a gonfiare, a riempire di bugie tutta la finanza, senza che vi fosse alcuna corrispondenza con l'economia reale.
All'amoralità come al peggio non c'è limite.
Ed ecco che siamo arrivati a questa decisione della Corte Suprema, il massimo organo giudiziario della più grande potenza mondiale che s'inchina di fronte alla lobby gay che non si accontenta - no - di avere l'uguaglianza di diritti sul lavoro. No: questa lobby che spesso prescinde dalle idee dei suoi stessi "interessati" decide che è arrivato il momento di stravincere: ci vuole anche il matrimonio gay, certo! Questa sì che è vera parità di diritti, il resto non è abbastanza, il resto è comunque una condanna ad un ruolo di secondo piano, di chi non potendo trasmettere la vita, si trova ai margini della stessa. E quindi organizza - la lobby, non gli omosessuali - spettacoli inverecondi che sbeffeggiano alla Chiesa e a tutti quelli che non la pensano come loro, che sono residui di preistoria. Siamo nel 2000! Lo volete capire? Siamo nel 2000!


Infatti e presto o tardi ce ne accorgeremo che a dare spazio a queste smanie libertine si perde il senno e ci si rende ridicoli. Ridicoli, certo. Ridicolo è Obama, che festeggia la conquista della libertà, nel giorno più triste che ha contraddistinto il suo mandato e che verrà ricordato come "quell'imbecille che arrivò equiparare - pensate! - due gay a un uomo e una donna sposati!".
Certo non si tratta solo di lui. L'intelligencija americana inneggia alla "conquista di diritti civili", già: contro la natura, che non può generare attraverso i gay, la vita e la stessa civiltà.


I diritti dei bambini? Che importa? Sono i diritti dei "grandi" immaturi, quelli che oggi vincono. Che vuoi? Bellezza, è la legge del più forte.

domenica 14 giugno 2015

Il Papa sul gender: "Colonizzazione ideologica"

Riporto il testo integrale di una domanda ed una risposta al Papa durante il viaggio di ritorno dalle Filippine tratto da Radio Vaticana del 19.1.2015. Al Papa un giornalista tedesco  rivolge due domande di cui la prima è quella che ci interessa ora e la seconda è quella famosa, abbondantemente manipolata dai giornalisti, sull'apertura alla vita, che però fu trasformata in "i cristiani non devono fare figli come conigli". Sulla seconda ci siamo già soffermati in un precedente post, guardiamo cosa dice il Papa sul "gender".


Quarta domanda, Jan-Christoph Kitzler della Ard, la radio tedesca, per il gruppo tedesco:
Grazie, Santo Padre. Vorrei ritornare un attimo all’incontro che ha avuto con le famiglie. Lì ha parlato della “colonizzazione ideologica”. Ci potrebbe spiegare un po’ meglio il concetto? (...)

Papa Francesco: La colonizzazione ideologica: dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Venti anni fa, nel 1995, una Ministro dell’Istruzione Pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del gender. Questa donna aveva bisogno dei soldi del prestito, ma quella era la condizione. Furba, ha detto di sì e anche ha fatto fare un altro libro e ha dato i due (libri) e così è riuscita… Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo; sì, con gruppi del popolo, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il Sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che è lo stesso che per certi prestiti (si impongano) certe condizioni. Io dico soltanto questa che io ho visto. Perché dico “colonizzazione ideologica”? Perché prendono, prendono proprio il bisogno di un popolo o l’opportunità di entrare e farsi forti, per (mezzo de)i bambini. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza. I popoli non devono perdere la libertà. Il popolo ha la sua cultura, la sua storia; ogni popolo ha la sua cultura. Ma quando vengono condizioni imposte dagli imperi colonizzatori, cercano di far perdere ai popoli la loro identità e fare una uguaglianza. Questa è la globalizzazione della sfera: tutti i punti sono equidistanti dal centro. E la vera globalizzazione – a me piace dire questo – non è la sfera. È importante globalizzare, ma non come la sfera, ma come il poliedro, cioè che ogni popolo, ogni parte, conservi la sua identità, il suo essere, senza essere colonizzata ideologicamente. Queste sono le “colonizzazioni ideologiche”. C’è un libro, scusatemi, ma faccio pubblicità, c’è un libro che forse lo stile è un po’ pesante all’inizio, perché è scritto nel 1903 a Londra. È un libro che … a quel tempo questo scrittore ha visto questo dramma della colonizzazione ideologica e lo descrive in quel libro. Si chiama “The Lord of the Earth” o “The Lord of the World”, uno dei due. L’autore è Benson, scritto nel 1903, ma vi consiglio di leggerlo. Leggendo quello capirete bene quello che voglio dire con “colonizzazione ideologica”. (...)


Papale, papale. Questo è anche per Renzi, che nel decreto "Buona scuola" ha inserito anche l'indottrinamento gender, per il quale in Germania un genitore che si è opposto è stato incarcerato. Fantasia? No, ve lo abbiamo detto: la Realtà supera la Ragione e perfino la Fantasia. Vi consigliamo di dare un'occhiata a quest'articolo del Giornale: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/germania-lezione-gender-bimbi-svengono-scuola-e-chi-protesta-1067842.html. Lo so: c'è chi già storce la bocca perché si tratta del Giornale. A costui vorrei dire: amico, a pregiudizi come stai? Piuttosto inguaiato, te lo dico io! Forse non ci rendiamo conto della rivoluzione subdola che questi "signori" stanno operando contro l'umanità. Sabato prossimo 20 giugno a Roma ci saranno diverse centinaia di migliaia di persone a manifestare contro questa ideologia: cristiani e non cristiani, è arrivato il momento di svegliarsi!
http://www.aleteia.org/it/societa/articolo/family-day-roma-20-giugno-programma-cirinna-fedeli-scalfarotto-5892596853374976.


Conchita Wurst-el

Per finire, dopo tanto disgusto - anche se "i gusti sono gusti" ma esiste pure "il buon gusto" e questo signore qui sopra non mi sembra che ne abbia - godiamoci una bella fotografia della famiglia Martens. Si tratta proprio di quella bella famiglia - si può dire? - di cui parlavo sopra, i cui genitori - papà e mamma, ormai occorre specificare, anche se questa rimane la famiglia "normale", si può dire? - sono stati incarcerati perché volevano sottrarre una delle loro figlie all'indottrinamento "gender", con alcuni bimbi svenuti a scuola. Stiamo tornando ai campi di concentramento?


Però, la famiglia Martens è proprio una bella famiglia (otto figli)! Si può dire? 
Diciamolo adesso perché se passa la legge Scalfarotto fra poco potremmo non poterlo dire più!

sabato 6 giugno 2015

Matrimonio gay ovvero quando i desideri dei grandi prevalgono sui diritti dei figli

Su Aleteia, che non smetto di raccomandare, ho trovato questa interessantissima lettera di Katy Faust, una trentottenne figlia di "genitori" gay (due "mamme") che invita a riflettere non solo sullo sciagurato gesto di forzare la natura che prevede che il figlio nasca da un uomo ed una donna, ma dalle conseguenze nefaste sul figlio stesso di mancare dell'apporto dell'altro genitore, il che corrisponde ad un suo preciso diritto. Desiderio dei genitori gay che diventa diritto contro un diritto di natura: è aberrante, ma siamo arrivati a questo. Ma stiamo scherzando? Ahimè no, non stiamo scherzando, stiamo facendo quello che il barbiere prosaicamente ma realisticamente mi diceva già diversi anni or sono: "Dottò, con tutto il rispetto, ci stiamo tagliando i coglioni da soli!".

(foto da www.christianpost.com)

http://www.aleteia.org/it/dal-mondo/articolo/caro-giudice-kennedy-lettera-aperta-del-figlio-di-un-amorevole-genitore-gay-5281357710229504?

SI TRATTA DELLA LEGGE DEL PIU' FORTE. Quella che era prima una categoria ingiustamente oltraggiata oggi è riuscita a fare leva su una rappresentazione buonista che è falsa come la plastica: I VERI DEBOLI OGGI SONO I BAMBINI E LA FAMIGLIA e occorre dirlo forte.

Da leggere attentamente e meditare.


martedì 12 maggio 2015

Desidero segnalare due articoli di Costanza Miriano / Aleteia sull'aborto che mi hanno profondamente colpito

Dopo aver letto questi due articoli di Costanza Miriano/Aleteia - e ascoltato le relative testimonianze, sul medico americano sono tante nella rete - mi sono sentito ancora più vicino alle donne che hanno praticato l'aborto e devono avere una ferita profonda, incancellabile, nella loro anima. Riporto qualche brano:
"Alessandra aveva diciannove anni quando si è accorta di essere incinta. Era stata cresciuta da una madre emancipata, separata, fieramente autonoma. Alessandra era libera di fare tardi la sera, di dormire fuori, di fare quello che voleva con i ragazzi. La sua mamma per lei era un mito, così diversa dalle altre, così poco opprimente. Perciò è stato naturale per lei correre dalla madre per quell’emergenza, come è stato naturale per la madre portarla dal suo ginecologo, che senza battere ciglio l’ha indirizzata verso l’”eliminazione di quel grumo di cellule”, del quale si è ben guardato di mostrare la vera natura – un cuore che batte, una vita che pulsa da subito! – alla ragazza, “per non impressionarla”. Nessuna alternativa proposta, neppure uno dei colloqui previsti, obbligatori, dalla 194." Alessandra abortisce. Lei intelligente, bellissima, simpatica, piena di amici e priva di condizionamenti religiosi, atea, non si fa problemi: si sbarazza di quell'"ammasso di cellule". Solo che le cose non vanno lisce: prima una brutta infezione, dalla quale si riprende, e poi un'angoscia pazzesca al solo pensiero di dover uccidere un essere vivente. Diventa vegetariana osservante e arriva a tuffarsi in piscina per salvare una coccinella annaspante... Bello? Non credo, non lo vive così e anche negli anni successivi, quando ha provato ad avere altri bambini senza riuscirci, sta male al pensiero di quello che ha fatto e arriva a tentare il suicidio, il fondo che più fondo non si può. "Ma non riusciva proprio a perdonarsi, perché non aveva chiamato per nome quello che aveva fatto, e quindi era lei la prima a non chiederlo, quel perdono, a pensare di non meritarlo." Poi scopre la fede in Gesù Cristo e riprende fiducia, ricomincia a sorridere. Con tanta tanta umiltà decide di raccontare la sua storia per risparmiare ad altre donne il suo tormento atroce partecipando alla Marica per la Vita del 2013 e, conclude Costanza Miriano, probabilmente ci riesce: "Sono sicura che già lo ha fatto, che già con le sue parole ha salvato almeno un bambino, ed è così diventata madre, in un altro modo, coraggioso, umile, senza avere niente in cambio."

http://www.aleteia.org/it/salute/contenuti-aggregati/aborto-trauma-testimonianza-marcia-per-vita-5824002400452608?utm_campaign=NL_It&utm_source=daily_newsletter&utm_medium=mail&utm_content=NL_It-11/05/2015

Ó Martin Hudacek / Fair Use


Questo, invece, è Bernard Nathanson, un tempo medico abortista dei più convinti. Di seguito racconta di come con il NARAL (National Association for the Repeal of the Abortion Laws, Associazione Nazionale per l'abrogazione delle leggi sull'aborto) di cui è stato co-fondatore, ha provato, riuscendoci, a manipolare l'opinione pubblica in modo che accogliesse l'aborto:

"Sono personalmente responsabile di aver eseguito 75.000 aborti. Ciò mi legittima a parlare con autorevolezza e credibilità sull’argomento. Sono stato uno dei fondatori della NARAL, nata negli Stati Uniti, nel 1968. A quel tempo, un serio sondaggio d’opinione aveva rilevato che la maggioranza degli Americani era contraria a liberalizzare l’aborto. In capo a soli 5 anni, noi riuscimmo a costringere la Corte Suprema degli Stati Uniti ad emettere la decisione che, nel 1973, legalizzò l’aborto completamente, rendendolo possibile virtualmente fino al momento del parto.
Come ci riuscimmo? È importante capire le strategie messe in atto perché esse sono state utilizzate, con piccole varianti, in tutto il mondo occidentale al fine di cambiare le leggi contro l’aborto.

La prima strategia fu conquistare i mass-media

Cominciammo convincendo i mass-media che quella per la liberalizzazione dell’aborto era una battaglia liberale, progressista ed intellettualmente raffinata. Sapendo che se fosse stato fatto un vero sondaggio ne saremmo usciti sonoramente sconfitti, semplicemente inventammo i risultati di falsi sondaggi. Annunciammo ai media che dai nostri sondaggi risultava che il 60% degli Americani era favorevole alla liberalizzazione dell’aborto. Questa è la tecnica della bugia che si auto-realizza: poche persone, infatti, desiderano stare dalla parte della minoranza. Raccogliemmo ulteriori simpatie verso il nostro programma inventando il numero degli aborti illegali praticati ogni anno negli Stati Uniti. La cifra reale era di circa centomila, ma il numero che più volte ripetemmo attraverso i media era di un milione. Ripetendo continuamente enormi menzogne si finisce per convincere il pubblico.

Il numero delle donne morte per le conseguenze di aborti illegali si aggirava su 200-250 ogni anno. La cifra che costantemente indicammo ai media era 10.000. Questi falsi numeri penetrarono nelle coscienze degli Americani, convincendo molti che era necessario eliminare la legge che proibiva l’aborto.Un’altra favola che facemmo credere al pubblico attraverso i media era che la legalizzazione avrebbe significato soltanto che quegli aborti, allora eseguiti illegalmente, sarebbero divenuti legali. In realtà, ovviamente, l’aborto è divenuto ora il principale metodo di controllo delle nascite negli Stati Uniti e il loro numero annuale è aumentato del 1500% dalla legalizzazione.

La seconda strategia fu giocare la “carta cattolica”

Sbeffeggiammo sistematicamente la Chiesa Cattolica e le sue “idee socialmente arretrate” e scegliemmo la Gerarchia cattolica come colpevole dell’opposizione contro l’aborto. Questo argomento fu ripetuto all’infinito. Diffondemmo ai media bugie del tipo “tutti sappiamo che l’opposizione all’aborto viene dalla Gerarchia e non dalla maggioranza dei cattolici” e “ i sondaggi dimostrano ripetutamente che la maggior parte dei cattolici vuole la riforma della legge sull’aborto”. I media bersagliarono insistentemente il pubblico americano con queste informazioni, persuadendolo che qualsiasi opposizione alla liberalizzazione dell’aborto doveva essere sotto l’influenza della Gerarchia ecclesiastica e che i cattolici favorevoli all’aborto erano illuminati e lungimiranti. Da questa affermazione propagandistica si deduceva che non esistessero gruppi antiabortisti non cattolici; il fatto che altre religioni cristiane e non cristiane fossero (e ancora sono) unanimemente antiabortiste era costantemente sottaciuto, allo stesso modo delle opinioni pro-life espresse da atei.

 La terza strategia fu la denigrazione e la soppressione di tutte le prove scientifiche del fatto che la vita ha inizio dal
concepimento.


Spesso mi viene chiesto che cosa mi abbia fatto cambiare idea. Come, da esponente abortista di punta, mi sono trasformato in un difensore pro-life? Nel 1973, sono diventato direttore di Ostetricia in un grande ospedale di New York City ed ho fondato l’unità di indagine prenatale, proprio quando stava prendendo il via una nuova grande tecnologia che oggi usiamo quotidianamente per studiare il feto nell’utero. Una delle principali tattiche pro-aborto è insistere sull’impossibilità di definire quando la vita abbia inizio, e che questa sia una domanda di carattere teologico o morale o filosofico ma non scientifico. La fetologia ha reso innegabilmente evidente che la vita inizia dal concepimento e che richiede tutta la protezione e la salvaguardia che ognuno di noi desidera per se stesso. È chiaro che la liberalizzazione dell’aborto è la deliberata distruzione di quella che indiscutibilmente è una vita umana. È un inaccettabile atto di violenza mortale. Si può comprendere che una gravidanza non pianificata sia uno straziante dilemma, ma cercare la soluzione in un deliberato atto di distruzione significa buttare via l’infinita ricchezza dell’ingegno umano e sottomettere il bene pubblico alla classica risposta utilitaristica ai problemi sociali.

Come scienziato so – non “credo”, ma “so” – che la vita ha inizio con il concepimento. Benché io non sia praticante, credo con tutto il cuore alla sacralità dell’esistenza che ci impone di fermare in modo definitivo ed irrevocabile questo triste e vergognoso crimine contro l’umanità."

Il dottor Bernard Nathanson medico ginecologo statunitense, è stato uno dei membri di spicco del NARAL (National Association for the Repeal of Abortion Laws), cioè l’ente che più di ogni altro si batté per legalizzare l’aborto in USA; divenne direttore del CRASH (Center for Reproductive and sexual Health), la più grande struttura abortista del mondo. Egli stesso procurò con le sue mani 75.000 aborti.
 Negli anni settanta lo sviluppo degli ultrasuoni permise di avere una immagine definita del bambino in grembo e Nathanson assiste ad un aborto visto però tramite le immagini ultrasoniche, visto, cioè, quasi dalla parte del bambino. La visione lo cambia per sempre. Il campione dell’abortismo, è folgorato e diventa il più grande attivista pro-life.  Il suo libro "Aborting America" è un testo imprescindibile nella storia della cultura della vita, il suo documentario The Silent Scream diverrà uno strumento preziosissimo, poiché mostra fisicamente quello che Nathanson arriva a chiamare «il più grande olocausto della storia». Benché si fosse sempre dichiarato ateo giudeo, nel 1996, si convertì al cattolicesimo attraverso l’incontro con l’Opus Dei. E’ morto nel 2011.

Per i medici che, come Nathanson, hanno praticato aborti deve essere diverso che per le donne che hanno "aiutato". Eppure nel giuramento d'Ippocrate che qui in Italia i medici sono obbligati a leggere al momento di diventare medici sta scritto: "Eserciterò la mia arte nell'innocenza e nella purezza, non darò del veleno neppure se me lo si domanda e non somministrerò prodotti abortivi", come riporta mio fratello Enrico nel suo libro "L'olocausto bianco, King's Herod's return". Anche in quel caso, se si rendono conto di quello che hanno fatto, deve essere tremendo, ma non è la stessa cosa: non si tratta del loro figlio. In entrambi i casi non credo che si possa fare altro che pregare e, magari, fare scoprire loro, se possibile, la fede e la possibilità, almeno in parte, di ritornare a vivere.



sabato 14 marzo 2015

L'avevamo detto: ragionare con la propria testa è duro. La lobby LGBT si scatena contro Dolce & Gabbana, a favore della famiglia tout court

Dolce & Gabbana si sono permessi di andare contro il pensiero unico della lobby LGBT e hanno detto che la famiglia è quella con un padre e una madre.




Apriti cielo! 

Adesso gli omosessuali di tutto il mondo vogliono boicottarli e si aspettano magari un effetto simile a quello che successe con Barilla quando si permise - assurdo! - di dire la stessa cosa e poi fu "costretto" a chiedere scusa per le ritorsioni che la potente lobby aveva decretato: "mai più pasta Barilla!"

Per essere AMORE direi che è un tantino vendicativo con chi non si allinea al PENSIERO UNICO della lobby LGBT e si permette di RAGIONARE CON LA PROPRIA TESTA!

In realtà tutti sappiamo che sono in molti i gay che non sono d'accordo con la visione che la lobby vuole proporre di trovare una modalità di "famiglia omogenitoriale", ma la lobby non ritiene che il pluralismo paghi e allora s'innalza e con toni biblici decreta "che il boicottaggio sia", come si legge nei commenti della pagina di Panorama che contiene l'intervista bomba ai due noti designer, oltre che nella pagina LGBT. Ai due designer, pur con tutte le differenze d'opinione che ci dividono, le mie personali congratulazioni per aver avuto il coraggio di andare controcorrente e ragionare con la propria testa.


Chapeau!

martedì 10 marzo 2015

Quello che NON E' vero amore

La menzogna. Questo è l'indizio più chiaro che manca la verità dell'amore. In qualsiasi modo si presenti o meglio - tipico della menzogna - non si presenti ma si "travesta". E allora l'inganno diventa lo strumento abituale di comunicazione ed il machiavellico fine cercherà, senza riuscirci, di giustificare i mezzi fraudolenti.

È questo il modo di comunicare dell'ideologia gender che diffonde viralmente - vedi post precedente - video finti magari inducendoti ad approvarli nel dirti - falsamente - che già alcuni tuoi amici l'hanno approvato.

Oltre al video postato precedentemente guardate - anche se un po' di senso lo fa - quant'è falso e finto questo filmato di pochi mesi fa, in cui vengono strumentalizzati i bambini, che approverebbero l'amore gay! Come si vede che fino a un certo punto (1 minuto e 50 secondi) il filmato è autentico poi... i bambini vengono "imboccati".



Ripeto: "dai loro frutti li riconoscerete". Quando la morale non è più un problema perché si è "liberi" si arriva a fare anche di questo.

domenica 8 marzo 2015

Ecco un esempio di amor pezzotto - amore falso - ancora propaganda gender

8 marzo festa della donna. A me continua a puzzare di ghetto... ma contente loro...


Un mio amico posta - ahimè - un video buonista sull'amore.


Si veste di buono dicendoci che "L'amore non ha etichetta" in realtà è falso come Giuda ed è l'ennesimo strumento di propaganda gender.



Due donne che si baciano sulla bocca. Due bambini. Un uomo e una donna anziani. Due uomini negri con un bambino. Tutti felici e contenti che si baciano e si abbracciano prima dietro uno schermo a raggi x (o che li simula) e poi davanti allo stesso, facendo capire, che in quel caso non riesci a distinguere e che guardando in fondo in fondo tutto è possibile, tutto è libero, tutto è pulito... purché ci sia amore. Sporco, invece. Un video così costruito, ideologico che veicola il messaggio in un modo truffaldino, dicendoti che altri amici tuoi hanno cliccato "mi piace" e poi non è vero, tipico modo di fare dei viral video, assolutamente falso e immorale. Falso il video, falso il mezzo, qualcuno mi vuol dire cosa c'è di buono in questo video pro gender? La pagina d'invito con i "mi piace" falsi è


Forse una cosa buona c'è... gli scheletri in azione possono far pensare per un attimo alla fugacità della vita, che da sempre è un argomento utilizzato dalla predicazione della Chiesa per far pensare "alle cose di lassù piuttosto che a quelle della terra", di fronte ad un argomento piuttosto variabile e inafferrabile come l'amore. Rimarrebbe comunque di dubbio gusto, ma almeno su questo sappiamo che non c'è da discutere... Un minimo di riflessione in più, giusto per avere la possibilità di ragionare con la propria testa (lo scopo di questo blog) e non con quella di altri.



sabato 28 febbraio 2015

Guarda, guarda... cosa trovi su "Tempi" di Luigi Amicone...

... oltre alle cartoline di Pippo: un video di una mamma / attrice, bella e piena di fede,che racconta di come ha scoperto che la parte più alta della vocazione della donna non è la visibilità e il successo: insomma raccontando una cosa politicamente scorrettissima: è la sua "invisibilità".

(http://www.tempi.it/videogallery/elogio-della-donna-che-costruisce-cattedrali-tutti-i-giorni).


"Invisibile". La donna invisibile? Si, in un certo senso... o meglio, no, perché l'invisibilità non caratterizza la donna, nel senso che ogni volta che ella lavora in casa sta facendo un lavoro invisibile di fatto difficilmente quantificabile eppure decisamente impagabile. Oggi che ci troviamo nella civiltà dell'immagine e tutto viene misurato sulla base di quanto si conosce, si vede e si vende, per un attimo, approfittando della ribalta di uno spettacolo, questa donna restituisce al suo genere la grandezza del ruolo di donna, di moglie, di madre, indipendentemente da quanto sia visibile, abbia successo e guadagni.

“La donna invisibile”. Una performance teatrale della scrittrice e “Faith Dramatist” Nicole Johnson

Leggi di Più: La donna che costruisce cattedrali tutti i giorni | Tempi.it 
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Qualcosa mi dice che questo video piace alla Madonna... anche se non la "taggo", perché non è necessario.

Mi ha fatto ricordare l'ormai celebre "Il lavoro più duro del mondo"

#worldstoughestjob 



Ok, proprio un bel video, oltretutto vero, realistico, ma cosa si può fare per cambiare le cose? Per fare in modo che venga rivalutato? C'è qualcuno che sa rispondermi o la risposta (e la ricompensa) si troverà solo in Cielo?

Credo che questo rimanga un altro messaggio in bottiglia senza risposta, ma sarei ben contento di sbagliarmi. Petizione al Presidente del Consiglio dei Ministri? In altri paesi c'è chi l'ha risolto? Non mi risulta...

domenica 25 gennaio 2015

Esempi di manipolazione giornalistica della notizia: come Corriere e Repubblica modificano, disorientando, quello che dice il Papa

Esaminiamo un paio di esempi di manipolazione giornalistica della notizia. Potrebbe essere tratta dal manuale "Come ti disoriento il cristiano (e non solo)", che magari è un effetto non nececessariamente voluto, ma piuttosto inevitabile (e forse, se recepito nel modo giusto, salutare!).

Il papa parla ai giornalisti nell'aereo nel viaggio di ritorno dalle Filippine. Il Corriere della sera riporta la notizia in un articolo (http://roma.corriere.it/notizie/cronaca/15_gennaio_19/papa-essere-cattolici-non-significa-fare-figli-come-conigli-29f7d826-a00e-11e4-84eb-449217828c75.shtml#channel=f335a1077ea54b2&origin=http%3A%2F%2Froma.corriere.it) intitolato:

Il Papa: «Essere cattolici non significa fare figli come conigli»

Sottotitolo:

Francesco spiega come deve essere la vera famiglia cattolica: «Tre figli almeno per mantenere stabile la popolazione»

Corpo dell'articolo:

"Di ritorno dal suo settimo viaggio internazionale, nelle Filippine, dove ha celebrato la messa davanti a sette milioni di fedeli, il Papa ha parlato ancora ai giornalisti: «Paternità responsabile significa che si devono fare figli, ma responsabilmente. Alcuni credono che i cristiani debbono fare come i conigli», ha detto il Pontefice, rispondendo così a una domanda sull’Enciclica «Humanae vitae» di Paolo VI che proibì la contraccezione, e sulla quale anche nelle Filippine la maggior parte dei fedeli cattolici esprime riserve nelle intervistati nei sondaggi. «Sentir dire che tre figli già sono troppi - ha confidato in proposito il Papa - mi mette tristezza, perché tre figli per coppia sono il minimo necessario a mantenere stabile la popolazione»".

Repubblica (http://www.repubblica.it/esteri/2015/01/19/news/il_papa_cattolici_non_siano_conigli_tre_figli_nella_famiglia_ideale-105306810/):

Titolo:
Il Papa invita alla procreazione responsabile: "I cattolici facciano figli, ma non come conigli".

Sottotitolo:
"Io credo che la famiglia ideale abbia tre bambini", dice Francesco.

Corpo dell'articolo:
A BORDO DEL VOLO PAPALE MANILA-ROMA – "Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli. No. Paternità responsabile". Papa Francesco torna in Italia dal suo viaggio nelle Filippine, e apre il tema della procreazione responsabile. Lo ha fatto sul lungo volo, quasi 15 ore, arrivato in serata a Ciampino.

A una domanda su Paolo VI, Jorge Bergoglio ha così risposto: "Lui guardava al neo-malthusianesimo universale che era in corso, che cercava un controllo della natalità da parte delle potenze. Questo non significa che il cristiano deve fare figli, io ho rimproverato alcuni mesi fa in una parrocchia una donna perché era incinta dell’ottavo figlio, con sette parti cesarei. "Ma lei ne vuole lasciare orfani sette?", le ho detto. Ma questo è tentare Dio. Parliamo di paternità responsabile".

E precisando poi la sua posizione sulla contraccezione ha aggiunto: "Io credo che il numero di 3 per famiglia sia quello che gli esperti ritengono importante per mantenere la procreazione, 3 per coppia. Per questo la parola chiave per rispondere è quella che usa sempre la Chiesa, e anche io: paternità responsabile. Come si fa questo? Con il dialogo, ogni persona con il suo pastore vede come fare quella paternità. L'esempio che ho menzionato di quella donna che aspettava l'ottavo figlio e ne aveva sette nati con il cesareo: questo è una i-r-r-e-s-p-o-n-s-a-b-i-l-i-t-à. Lei mi ha confidato: "Ma guarda io non ho i mezzi". "Sii responsabile", ho risposto. Alcuni credono, scusatemi la parola, che per essere buoni cattolici dobbiamo essere come i conigli. No. Paternità responsabile. E per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, gli esperti, i pastori. Si cerca... E io conosco tante vie di uscita, lecite, che hanno aiutato a questo problema".

Cosa ha detto effettivamente il Papa
(domande e risposte disponibili sul sito di Radio Vaticana, all'indirizzo: http://it.radiovaticana.va/news/2015/01/19/papa,_aereo_trascrizione_integrale_del_testo/1119009):

Quarta domanda, Jan-Christoph Kitzler della Ard, la radio tedesca, per il gruppo tedesco:
Grazie, Santo Padre. Vorrei ritornare un attimo all’incontro che ha avuto con le famiglie. Lì ha parlato della “colonizzazione ideologica”. Ci potrebbe spiegare un po’ meglio il concetto? Poi si è riferito al Papa Paolo VI, parlando dei casi particolari che sono importanti nella pastorale delle famiglie. Ci può fare alcuni esempi di questi casi particolari e magari dire anche se c’è bisogno di aprire le strade, di allargare il corridoio di questi casi particolari?

Papa Francesco: La colonizzazione ideologica: dirò soltanto un esempio, che ho visto io. Venti anni fa, nel 1995, una Ministro dell’Istruzione Pubblica aveva chiesto un prestito forte per fare la costruzione di scuole per i poveri. Le hanno dato il prestito a condizione che nelle scuole ci fosse un libro per i bambini di un certo livello. Era un libro di scuola, un libro preparato bene didatticamente, dove si insegnava la teoria del gender. Questa donna aveva bisogno dei soldi del prestito, ma quella era la condizione. Furba, ha detto di sì e anche ha fatto fare un altro libro e ha dato i due (libri) e così è riuscita… Questa è la colonizzazione ideologica: entrano in un popolo con un’idea che niente ha da fare col popolo; sì, con gruppi del popolo, ma non col popolo, e colonizzano il popolo con un’idea che cambia o vuol cambiare una mentalità o una struttura. Durante il Sinodo i vescovi africani si lamentavano di questo, che è lo stesso che per certi prestiti (si impongano) certe condizioni. Io dico soltanto questa che io ho visto. Perché dico “colonizzazione ideologica”? Perché prendono, prendono proprio il bisogno di un popolo o l’opportunità di entrare e farsi forti, per (mezzo de)i bambini. Ma non è una novità questa. Lo stesso hanno fatto le dittature del secolo scorso. Sono entrate con la loro dottrina. Pensate ai Balilla, pensate alla Gioventù Hitleriana. Hanno colonizzato il popolo, volevano farlo. Ma quanta sofferenza. I popoli non devono perdere la libertà. Il popolo ha la sua cultura, la sua storia; ogni popolo ha la sua cultura. Ma quando vengono condizioni imposte dagli imperi colonizzatori, cercano di far perdere ai popoli la loro identità e fare una uguaglianza. Questa è la globalizzazione della sfera: tutti i punti sono equidistanti dal centro. E la vera globalizzazione – a me piace dire questo – non è la sfera. È importante globalizzare, ma non come la sfera, ma come il poliedro, cioè che ogni popolo, ogni parte, conservi la sua identità, il suo essere, senza essere colonizzata ideologicamente. Queste sono le “colonizzazioni ideologiche”. C’è un libro, scusatemi, ma faccio pubblicità, c’è un libro che forse lo stile è un po’ pesante all’inizio, perché è scritto nel 1903 a Londra. È un libro che … a quel tempo questo scrittore ha visto questo dramma della colonizzazione ideologica e lo descrive in quel libro. Si chiama “The Lord of the Earth” o “The Lord of the World”, uno dei due. L’autore è Benson, scritto nel 1903, ma vi consiglio di leggerlo. Leggendo quello capirete bene quello che voglio dire con “colonizzazione ideologica”. Questa è la prima domanda. La seconda: io che volevo dire di Paolo VI? È vero che l’apertura alla vita è condizione del Sacramento del matrimonio. Un uomo non può dare il sacramento alla donna e la donna darlo all’uomo se non sono in questo punto d’accordo, di essere aperti alla vita. A tal punto che, se si può provare che questo o questa si è sposato con l’intenzione di non essere aperto alla vita, quel matrimonio è nullo, è causa di nullità matrimoniale, no? L’apertura alla vita, no? Paolo VI ha studiato questo con una commissione, come fare per aiutare tanti casi, tanti problemi, problemi importanti che fanno l’amore della famiglia. Problemi di tutti i giorni. Tanti, tanti, no?, ma c’era qualcosa di più. Il rifiuto di Paolo VI non era soltanto ai problemi personali, sui quali dirà poi ai confessori di essere misericordiosi e capire le situazioni e perdonare o essere misericordiosi, comprensivi, no? Ma lui guardava al neo-Malthusianismo universale che era in corso. E come si chiama questo neo-Malthusianismo? Eh, è il meno dell’1% del livello delle nascite in Italia, lo stesso in Spagna. Quel neo-Malthusianismo che cercava un controllo dell’umanità da parte delle potenze. Questo non significa che il cristiano deve fare figli in serie. Io ho rimproverato alcuni mesi fa una donna in una parrocchia perché era incinta dell’ottavo dopo sette cesarei. “Ma lei vuole lasciare orfani sette?”. Questo è tentare Dio. Si parla di paternità responsabile. Quella è la strada: la paternità responsabile. Ma quello che io volevo dire era che Paolo VI non è stato un arretrato [antiquato], un chiuso. No, è stato un profeta, che con questo ci ha detto: guardatevi dal neo-Malthusianismo che è in arrivo. Quello volevo dire. Grazie.

"Decima domanda, Cristoph Schmidt per il gruppo tedesco:
Santo Padre, prima di tutto vorrei dire mille grazie per tutti i momenti così impressionanti di questa settimana. È la prima volta che l’accompagno e vorrei dire mille grazie. La mia domanda: lei ha parlato dei tanti bambini nelle Filippine, della sua gioia che ci sono così tanti bambini. Ma, secondo dei sondaggi, la maggioranza dei filippini pensa che la crescita enorme della popolazione filippina è una delle ragioni più importanti per la povertà enorme del Paese, e nella media una donna nelle filippine partorisce più di tre bambini nella sua vita, e la posizione cattolica nei riguardi della contraccezione sembra essere una delle poche questioni su cui un grande numero della gente nelle Filippine non stia d’accordo con la Chiesa. Che cosa ne pensa?
Papa Francesco: Io credo il numero di 3 per famiglia che lei menziona, credo che è quello che dicono i tecnici: che è importante per mantenere la popolazione, no? 3 per coppia, no? Quando scende questo, accade l’altro estremo, che accade in Italia, dove ho sentito – non so se è vero – che nel 2024 non ci saranno i soldi per pagare i pensionati. Il calo della popolazione, no? Per questo la parola chiave per rispondere è quella che usa la Chiesa sempre, anche io: è paternità responsabile. Come si fa questo? Col dialogo. Ogni persona, col suo pastore, deve cercare come fare quella paternità responsabile. Quell’esempio che ho menzionato poco fa, di quella donna che aspettava l’ottavo e ne aveva sette nati col cesareo: ma questa è una irresponsabilità. “No, io confido in Dio”. “Ma guarda, Dio ti da i mezzi, sii responsabile”. Alcuni credono che – scusatemi la parola, eh? – per essere buoni cattolici dobbiamo essere come conigli, no? No. Paternità responsabile. Questo è chiaro e per questo nella Chiesa ci sono i gruppi matrimoniali, ci sono gli esperti in questo, ci sono i pastori, e si cerca. E io conosco tante e tante vie d’uscita lecite che hanno aiutato a questo. Ma ha fatto bene a dirmelo. È anche curiosa un’altra cosa che non ha niente a che vedere ma che è in relazione con questo. Per la gente più povera un figlio è un tesoro. È vero, si deve essere anche qui prudenti. Ma per loro un figlio è un tesoro. Dio sa come aiutarli. Forse alcuni non sono prudenti in questo, è vero. Paternità responsabile. Ma guardare anche la generosità di quel papà e di quella mamma che vede in ogni figlio un tesoro." (...).

Il Corriere della sera sottolinea l'aspetto negativo - Non fare figli come conigli - mettendo in secondo piano l'aspetto positivo indicato: apertura alla vita e paternità responsabile. Tutte cose già contenute nell'Humanae Vitae di Paolo VI del 1969 (e che gli fruttò un fioccare di critiche, nel mantenimento della dottrina). Non è chi non veda il ribaltamento della notizia, annunciata con l'aria di chi ha ottenuto finalmente quello che cercava.
La Repubblica invece parte bene, accennando all'indicazione positiva della paternità responsabile, ma scantona completamente nel sottotitolo "Io credo che la famiglia ideale abbia tre bambini" cosa che il Papa non solo non ha detto ma che corrisponde solo al limite minimo al quale accenna il Papa in funzione della conservazione della specie. Un altro qui pro quo. 

Ora tutti noi sappiamo che la sintesi paga lo scotto della sua natura stessa - la necessaria concisione -  ma quante volte il titolo dell'articolo, pur di colpire l'attenzione del lettore (e di vendere) non coincide con quello che l'articolo riporta e quante altre volte il corpo dello stesso articolo tradisce una mancanza di corrispondenza con i fatti! E qui ci troviamo anche in questo caso.

Altro esempio di manipolazione della notizia.
Dopo il noto scambio su Charlie Hebdo il Papa è dovuto tornare sull'argomento, perché alcuni hanno voluto interpretare le parole del Papa come una legittimazione della violenza (addirittura contrapponendolo a Cristo: "porgi l'altra guancia"), mentre guardando il filmato - riportato nel precedente post - è chiarissimo che il Papa afferma che la violenza non può essere in nessun modo giustificata, ma che questo non autorizza nessuno a provocare, come ha fatto Charlie Hebdo, perché poi possono verosimilmente esserci delle conseguenze.

Morale: laddove è possibile occorre andare alla fonte e non accontentarsi delle sintesi giornalistiche.
Questo papa è un uomo estremamente libero e chiaro nell'esprimersi. Per l'affrontare apertamente i problemi può causare sconcerto, insicurezza, barcollare delle certezze: proprio per questo invita a rimettere in gioco le proprie credenze e, soprattutto, il proprio atteggiamento che non può essere un atteggiamento legalistico e non adattato alle circostanze specifiche.
Occorre, insomma, come predichiamo da anni, attrezzarsi: studiare e ragionare con la propria testa e non andare avanti a proclami e colpi d'accetta.

Chi è abituato così oggi con questo Papa sta molto scomodo: vedi Socci, che nella copertina del suo ultimo libro "Non è Francesco" mette un fulmine che colpisce il Vaticano (e ci ricorda il "S'io fossi foco..." di Cecco Angiolieri, suo conterraneo, piuttosto che l'altra sua conterranea Santa Caterina di Siena, alla quale egli stesso molto modestamente si paragona) e, in parte, ma molto più prudentemente, anche Messori, che formula dubbi e perplessità sul comportamento di Papa Francesco.

  

sabato 17 gennaio 2015

Metafore

Ieri abbiamo avuto la notizia che il papa, con il suo stile "papale, papale" senza mezze misure, ha detto al giornalista che lo interrogava su Charlie Hebdo: "Esiste un limite, non si può offendere le religioni, non si può ridicolizzare... se uno mi dice una parolaccia contro la mia mamma... si aspetti un pugno! Ma è normale...!".



Vi consigliamo di andare a vedere - e lo consigliamo in particolare ai francesi - cosa ci dice oggi un noto comico - Giacomo Poretti, di "Aldo, Giovanni e Giacomo" - a proposito della censura ricevuta e della satira (dal sito di Avvenire) http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/ma-si-puo-sempre-fare-un-altra-battuta.aspx. "Si può sempre fare un'altra battuta", dice il comico, e ancora:
"La libertà di satira, la libertà di comicità, la libertà di espressione non è mai gratis e non è mai libera totalmente, semplicemente perché non esiste un solo pronome, ma ne esistono almeno due: io e tu. Ma non basterebbe applicare quella definizione di M.L. King – «la mia libertà finisce dove comincia la vostra» – traslandola in questo modo: «La mia comicità finisce sulla soglia delle vostre cose più care»?".

Ma vale la pena di leggerlo tutto, perché l'intelligenza e la libertà non sono monopolio di coloro che fanno la satira... altrimenti si offende... anche la prima!

Nel frattempo, pare che l'ultimo numero del quotidiano (di nuovo con Maometto preso di mira), vero strumento di unità e di fraternità, come consideravamo, stia vendendo circa 5 milioni di copie... ci auguriamo caldamente - ma sarebbe il caso che gli interessati si facessero parte diligente - che alla fine non si debba dire: e tutti morirono infelici e scontenti...!

lunedì 12 gennaio 2015

Vive la France... ma, poveretta, manca sia la liberté, che l'égualité, che la fraternité (Io con Charlie Hebdo non ci sto)

Mi dispiace, ma io non sto con Charlie Hebdo, semmai sono con i familiari delle vittime. Con il giornale che fa della satira uno strumento d'insolenza e, di fatto, d'intolleranza e di divisione, no. Ritengo invece il direttore del giornale e i giornalisti/vignettisti infamanti corresponsabili di questo assassinio e perseguibili penalmente.


Manca la vera liberté perchè c'è l'insolenza del potere: io non sono libero di professare la mia fede perchè vengo insolentito. Se va bene mi si dà del cretino (come si faccia a dare del cretino a Papa Ratzinger lo sanno solo loro e ovviamente si rendono ridicoli a loro volta: questo è ragionare con la propria testa? Non credo), sennò si scende agli insulti a Dio e ai suoi rappresentanti. Certo, la religione è sempre stata perseguitata, ma, per favore, non mi si parli di libertà. Scendiamo in piazza per difendere la libertà d'espressione? Ma stiamo scherzando? Cosa c'entra con la libertà d'espressione il cattivo gusto - fanno ridere le vignette con le varie sodomizzazioni? o sono segno di una scelta di campo? Secondo me fanno ridere solo gente un po' malata - con cui si oltraggia la religione altrui, in mancanza evidente, oltretutto, di equilibrio personale? Le vignette di Charlie Hebdo trasudano odio - fraternité? - e sono intolleranti nei confronti della religione, islamica e cristiana, e così violente da essere un'incitazione alla violenza. Questa come tale rimane ingiustificata, ma anche la prima (quella della satira blasfema) lo è. E lo è dapprima. Per favore chiamiamo le cose con il loro nome e non ci limitiamo a fare sfilate per le strade di Parigi strizzando l'occhio alle telecamere. Questa non è libertà, ma una scimmiottatura della vera libertà, che invece si conquista con lo sforzo, non criticando e oltraggiando dei morti di fame - per gli islamici sappiamo che nella stragrande maggioranza è così: égalité? - da dietro un pc o con una matita ritenendo magari di appartenere ad una élite intellettuale.

E così alla premiazione Golden Globes 2015 Clooney viene applaudito da tutti per l'identificazione con Charlie, ma siamo in superficie, al di là dei meriti umanitari che il bravo attore ha dimostrato fino ad oggi. Siamo in superficie e in superficie non troviamo le nostre radici.


Proposta: se io fossi il direttore di Charlie Hebdo chiuderei il giornale e mi consegnerei alla giustizia. Questo si che sarebbe serio. La Francia forse finalmente potrebbe cominciare a riflettere e questo sangue non rischierebbe più di rimanere inutile. Darla vinta alla violenza? No, riconoscimento dei propri errori e, finalmente, assunzione di responsabilità. Ma gente seria, matura e responsabile in giro ce n'è poca e non credo che lo faranno. Peccato!

Invito ciascuno a esprimersi su questo argomento: è in gioco la libertà, quella vera, che in Francia oggi viene confusa con il libertinismo.

Riflessioni da quarantena

me, dopo 54 giorni di "quarantena" In questi giorni di forzata clausura, quando arrivano i momenti difficili in cui ti f...