domenica 3 maggio 2020

Riflessioni da quarantena

me, dopo 54 giorni di "quarantena"

In questi giorni di forzata clausura, quando arrivano i momenti difficili in cui ti fermi e ti metti a pensare ti può succedere di accorgerti - almeno - di due/tre cose:

1) Siamo molto limitati

Foto di Michael Schwarzenberger

Per quanto possiamo aver avuto dei risultati nella vita, siamo tutti molto limitati. "Parla per te", mi dirà qualcuno: si certo, mi riferisco anche a me. Capisco che a tutti dia fastidio il senso del limite, eppure questo cosetto da nulla, che sta mettendo in ginocchio il mondo, costringendoci dentro le nostre case, cavolo, qualcosa ci starà pure insegnando, no? 
Lo vedi nella realtà di tutti i giorni, che non è mai stata tanto limitata, se non altro fisicamente. 
Lo vedi nelle reazioni delle persone, che dopo due mesi di costrizione, hanno abbassato molte difese inibitorie e sparano teorie che normalmente si terrebbero per sé e allora vedi come le nuvolette dei fumetti - quelle unite con i pallini - che contengono i pensieri non detti inizino a materializzarsi, facendoci capire un po' più quelli che ci stanno accanto e dandoci una chiave di lettura diversa anche di noi stessi, che in tanti casi ci eravamo sbagliati: pensavamo..., si: pensavamo...

2) Abbiamo bisogno gli uni degli altri


Foto di Alexas Fotos
No, non è il "volemose bene" dolciastro di chi non vuole affrontare il fragore della battaglia, ma la considerazione del fatto che c'è un nemico impalpabile, infinitesimale, insidiosissimo, contro il quale non ha senso metterci a disputare, non ha senso contrastarci a vicenda, mentre molta gente muore e molta altra si ammala. Di fronte alle città più grandi ed efficienti in ginocchio (Milano, New York), occorre cercare ciò che ci unisce e non quello che ci divide, occorre mettere da parte le cacce alle streghe e mettersi a lavorare insieme, fianco a fianco, per ripartire più esperti e più forti dopo. Eppure c'è chi non lo capisce, chi cerca ancora disperatamente di raggranellare quello che è rimasto nelle case, nelle carcasse degli animali morti, nei cunicoli più reconditi delle fogne nauseabonde, il consenso, la propria schifosa, mefitica affermazione dell'io, che ancora non è abbastanza riconosciuto. Questi mitici personaggi, che sono assurti ad una certa notorietà, grazie alla "politica-spettacolo", al momento di dare una dimostrazione di coscienza civica, hanno dimostrato di essere carenti.

3) Insieme ce la facciamo


Foto di StartupStockPhotos
Salutando coloro che non hanno superato questo periodo, nella speranza di poterci prima o poi congiungerci di nuovo con loro nella realtà che non ha fine, possiamo rialzarci, possiamo riprenderci a condizione di aver tratto insegnamento da quello che è successo. Di aver capito che siamo limitati, che uniti si vince, che possiamo e dobbiamo riprendere a lavorare per realizzare un mondo migliore a partire da noi stessi. Come Diogene possiamo metterci a cercare l'uomo sapendo di trovarlo laddove 

a) non è importante soltanto la costruzione della propria personalità e della propria cultura ma, insieme a questo il senso di appartenenza ad una comunità, che possiamo chiamare civis, che è necessaria a tutti e si edifica nel rispetto reciproco, così come nel rispetto dell'interesse superiore della stessa comunità. Indicativo di questo è l'esempio dei siciliani che hanno accolto e curato i malati di Covid-19 e degli stessi malati curati e del sindaco di Bergamo, che memore dell'aiuto ricevuto in questa circostanza, non ha fatto mancare ai poveri del quartiere Zen di Palermo, i dispositivi didattici di cui mancavano per poter assistere alle lezioni.

b) abbiamo bisogno di una classe politica che dimostri, giorno dopo giorno, di aver capito che, oltre alle qualità personali, occorre competenza, capacità dimostrata, non solo e non tanto nella dialettica, ma soprattutto, gestire persone e problemi (ci vogliono esperienze importanti per fare il politico) e, ultima ma non ultima, occorre coscienza nel cogliere le esigenze comuni e nel saper superare il bene esclusivo personale per arrivare al bene comune. Non possono inseguire i capricci, devono dimostrare di essere persone mature. Politica è l'arte di chi ha maturato la visione superiore di chi sa farsi carico dei problemi comuni, avendo sviluppato una capacità di pensiero e di azione, che va necessariamente al di la del "particulare". Chi fra i politici dimostra nei fatti, di avere queste caratteristiche merita di rappresentare il popolo, chi non le ha, smetta di fare il parassita a spese della comunità e si metta a lavorare.

c) anche a livello cittadino, laddove in molti hanno dimostrato, devo ammettere, una maturità (paura, dicono alcuni, ma secondo me vale solo in parte) molto superiori a quelli che, almeno qui a Napoli, mi sarei aspettato, dobbiamo imparare a ragionare in termini di comunità e non possiamo accogliere in essa nessuno che non abbia dimostrato di ragionare e di agire anche in termini comunitari, con esami anche pratici. Tutto questo deve essere supportato da un sistema legislativo, esecutivo e giudiziario che renda credibile l'erogazione delle sanzioni e delle pene per chi sbaglia.


Foto di Stux
Non abbiamo bisogno della politica-spettacolo, mentre abbiamo  bisogno di un sistema giuridico serio che si faccia rispettare nella certezza della pena e nei suoi tempi di erogazione.

lunedì 12 agosto 2019

Cosa vedi in questo sguardo?

Una suora. Si, una suora, ma ti ho chiesto cosa vedi in quello sguardo. Perchè, certo si tratta di una suora, anche bella, con uno sguardo intenso, ma forse, conoscendo la sua storia si riesce a leggere qualcosa di più.
Sapere che è nata ebrea, in una famiglia con una madre molto osservante e che a 17 anni lei capisce di non riconoscersi negli insegnamenti religiosi ricevuti e tralascia la sua pratica religiosa.
S'interessa di filosofia e s'iscrive a questa facoltà univesitaria a, quell'epoca poco frequentata dalle donne.
Le sue qualità non sfuggono a Husserl, il teorico della fenomenologia, che la vuole come sua assistente e le assegna il compito di prendere gli appunti delle sue lezioni e di riordinare i suoi scritti. Si tratta di un'impresa improba, alla quale si dedica con impegno e coraggio, ma che dovrà abbandonare per il diffondersi delle leggi razziali.
Dopo essere salita in cattedra dovrà, infatti, allontanarsi per la persecuzione antisemita da parte del regime nazista. Fa ingresso nel convento e supera il difficile periodo del noviziato e solo dopo le danno il permesso di continuare a studiare e di scrivere.
Costretta a trasferisrsi in Olanda sarà raggiunta e uccisa dai nazisti ad Auschwitz nella camera a gas. Prima di essere deportata nel luogo dove incontrerà la morte riesce a consegnare la "Scientia Crucis", il suo libro sulla sapienza che nasce dalla Croce, che è considerato il suo testamento spirituale. L'ho letto: è bellissimo.
Consiglio anche di vedere il film "La settima stanza", che è duro, ma molto ben fatto.


domenica 2 dicembre 2018

Al margine dell'Incarnazione? Niente Natale senza Gesù

Oggi c'è una cultura diffusa che pretende di poter fare a meno di Dio. Si c'è ancora molta gente che va in Chiesa, ma di fatto in molti casi - io sono fra questi - non si tratta di cristiani esemplari. Si accontentano di onorare Dio una volta alla settimana ma di fatto non lo riconoscono come il Signore della Creazione, perché gli dedicano un tempo ed un'attenzione minima. Eppure sono convinti in questo modo di assolvere il loro dovere di cristiani: ricordati di santificare le feste. Ma i Comandamenti sono dieci e solo il primo ci dice: "Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all'infuori di me".
Altro Dio significa che niente deve prendere il posto di Dio, il primo posto assoluto, né il lavoro, né il marito, né la moglie, né il calcio, solo per fare qualche esempio significativo e credo che chi è senza peccato... scagli la prima pietra.
Poi ci sono quelli che a messa non ci vanno manco la domenica e che non so se fanno meglio - forse no - o peggio, ma si sentono più coerenti: loro non ci vanno perché "non lo sentono". Quante volte abbiamo sentito questa storia? Si capisce, in fondo: hanno perso la fede, a forza di trascurarla e perché dovrebbero fare qualcosa di cui non sono convinti?
Epperò il Natale lo festeggiano: "Che c'entra? Il Natale lo sentono: le luci, i regali, la famiglia, il presepe... sono tutte cose così belle...!". Si, il Natale, lo "sentono". Si tratta forse dell'ultima traccia di quello che ha lasciato loro la dottrina trasmessa? O non si tratta forse di un residuo sentimentale che non ha niente più a che vedere con la fede vissuta, perché hanno edificato la loro vita voltando le spalle a quel Bambino e a Suo Padre?
Amico, amica, lascia stare quest'atteggiamento di presunta autonomia nei confronti di Dio e prendi spunto dall'Avvento per capire cosa significhi davvero che il Figlio di Dio abbia scelto di incarnarsi per entrare in relazione con te. Cos'altro avrebbe dovuto fare per convincerti oltre a quello che ha fatto? E quello che ha fatto lo sai...




martedì 2 ottobre 2018

Amore vero

Esattamente novant'anni fa, il 2 ottobre del 1928, un giovane sacerdote stava mettendo insieme le schede formato 1/4 uni (un quarto di foglio A4) in cui aveva annotato le sue intuizioni di anima innamorata di Cristo, quando un fascio di luce irrompe nella sua mente. Di colpo si rende conto cos'era quella chiamata che diversi anni prima aveva percepito da ragazzo, quando aveva visto delle impronte di piedi nudi sulla neve di Logroño, e che per diversi anni aveva inseguito inducendolo ad abbracciare il sacerdozio, affinché la voce di Dio si mostrasse più chiara.


Egli vide con chiarezza che non sarebbe più stato necessario abbandonare la propria condizione e le proprie attività per cercare il rapporto con Dio, ma si sarebbe potuto trovarlo proprio nel compimento delle attività ordinarie in famiglia e al lavoro, nella vita di tutti i giorni. Quel sacerdote, Josemaría Escrivá, che sarebbe stato proclamato santo nel 2002 da Giovanni Paolo II, disse in seguito che quel giorno dei Santi Angeli Custodi si "erano aperti i cammini divini della terra" e Dio solo sa quante lacrime e sangue, senza retorica, gli sarebbe costato, insieme con i suoi figli, renderlo realtà.
Oggi il mio pensiero va a lui e a tanti suoi fratelli nel sacerdozio - "i miei Cristi" li chiamava Gesù, parlando con santa Caterina da Siena - hanno dato e ancora danno la loro vita per la Chiesa e per le anime e che oggi spesso vedono il loro sacrificio infangato da una campagna costante di disprezzo del loro lavoro e di tutto quello che la Chiesa ha fatto e fa nel mondo "civilizzato" così come nei paesi in via di sviluppo. Leggendo i giornali oggi sembra quasi che non esistano più i sacerdoti santi e donati, ma solo pedofili fuori dal mondo, mentre è evidente che la stragrande maggioranza di loro non è così. Credo che la normalità sia ben diversa da quella descritta con sospetta insistenza dai giornali. La normalità è fatta da buoni sacerdoti che quotidianamente spendono la loro esistenza a servizio del prossimo, dimostrando così cosa sia l’Amore vero.
Dobbiamo pregare per loro, come ci chiede di fare il papa, perché siano sempre più all’altezza della missione - questa sì che lo è davvero, non quella scopiazzata dalle aziende - che è stata loro assegnata e ci riportino continuamente in mente Gesù, che poi è l’unica cosa che conta.

venerdì 21 settembre 2018

Pillole di filosofia

Attenzione a fare battute in un bar di Napoli! Oggi dopo pranzo stavo per partire della Calabria in treno ma volevo prendermi un caffè. Sicché sono entrato in uno dei caffè presenti in prossimità della stazione di Napoli (€ 0,90) e, mentre allungavo lo scontrino sul bancone con i dieci centesimi di mancia, mi accorgo che sono nuovi di zecca e allora aggiungo: "Attenzione che sono d'oro!".
Il barista, piccolo, barbuto e un po' scocciato mi fa: "D'oro o d'argento, non m'importa, tanto lasciamo tutto qua. A me dei soldi non importa nulla". "Beccati questa" ho pensato, mentre cercavo, non so perché, una frase incoraggiante, ma il barista filosofo subito aggiunge: "per quanto mi riguarda io viaggio, mi piace viaggiare e spendo tutto nei viaggi, niente famiglia, niente figli... non credo in tutte le cose che ci dicono: carriera, matrimonio..." "Cavoli, qui il discorso si fa serio..." pensai, colpito dall'improvvisa confidenza del mio interlocutore e cercai di rispondere: "io invece un senso lo vedo..."., ma il barista si era già allontanato e sembrava abbastanza appagato dalle sue esternazioni per darmi retta. A questo punto sono uscito dal locale salutando e ringraziando, ma non ho ricevuto risposta. Magari avrei potuto dir qualcosa di buono a questo pover'uomo, ma egli non era disposto a sentirla. Anche nel suo caso il suo principale problema è lui.

sabato 4 agosto 2018

A te che pensi di poter fare a meno di Dio


Amico, amica,

la società oggi ti fa credere che Dio non sia una priorità, anzi addirittura che Dio non sia affatto necessario. Che si possa costruire la propria vita a prescindere da Lui, che in fondo ormai si è visto: coloro che dovevano essere i garanti del soprannaturale non sono altro che uomini come tutti gli altri, o anche peggio degli altri. Sto parlando dei preti pedofili, dei cristiani della domenica, di coloro che si mettono a posto la coscienza battendosi il petto e attaccandosi alle tonache dei preti. Che, in fondo, la cosa più giusta è affrontare la vita così, a viso aperto, senza dover rendere conto a nessuno se non alla propria coscienza e che si può essere buoni e giusti senza necessariamente doversi professare credenti. C'è del vero e del bello in tutto questo.
Ma non convince fino in fondo. Non è vero. Non rappresenta la realtà, ma solo parte di essa. Tutte le cose che accadono nel mondo vengono presentate con una parte di verità senza la quale non starebbe in piedi niente. Tuttavia se ti accontenti della verità a buon mercato, quella condivisibile dai media che devono vendere - "vox populi, vox Dei": vero, peccato che la gente non condivide quello che dicono e fanno i benpensanti - forse riuscirai ad andare d'accordo con gli altri, ma non con la tua stessa coscienza, non fino a quando non sarai riuscito ad anestetizzarla del tutto. La tua coscienza parla, a volte urla, e se ti abitui a seguire il belato comune, quello che tutti dicono e fanno, ho una brutta notizia per te: hai una scarsa possibilità di entrare in rapporto con la verità delle cose.
Vedi, sono anni che mi impegno a seguire la mia coscienza - fino ad abbracciare il celibato apostolico: chi pensa che sia per una questione di comodo non sa nulla dell'amore - e in questo cammino ho trovato migliaia di ciarlatani, di gente disposta a farti tacitare la coscienza e, addirittura, a farti sentire "libero" di pensarla con la tua testa, salvo poi a riconoscere che in fondo occorre comportarsi in un certo modo perché "così fanno tutti". Di gente che si sente à la page perché legge Repubblica.
I conti non tornano: com'è possibile pensare con la propria testa se alla fin fine ci si rifà al comportamento degli altri?
"Cos'è la verità?" questa frase detta da un omuncolo che passò alla Storia per la sua incapacità di difendere Gesù Cristo e di "lavarsi le mani" pur di non passarsela brutta è il paradigma del pensiero debole, quel pensiero "politicamente corretto" del quale oggi gli intellettuali di sinistra, come Saviano (che ha barattato Napoli e la sua speranza nel futuro in cambio di una notorietà ampiamente immeritata) o Fazio (che fa l'intellettuale che fa finta di scandalizzarsi con il buonumore a buon mercato della Litizzetto e intasca soldi incredibili e non più meritati rispetto al primo), per non parlare di Scalfari o Augias che fanno soldi sfruttando Dio e "perché non posso dirmi cristiano", di crociana memoria.

Ci mancherebbe: ciascuno può pensarla come vuole, ma non è forse vero che in questo tentativo di affrancamento dal divino insieme all'ebbrezza e il fascino di ergersi da soli verso l'Universo c'è anche tanta tristezza? Non è forse vero che questo sfuggire in tutti i modi alle domande fondamentali di ogni essere umano o darvi delle risposte improbabili c'è l'amara soddisfazione di chi sta al margine del precipizio?
Il suicidio è un atto di coraggio? Non lo so. Di sicuro è un atto disperato, che non mitizzerei: è cadere nel tranello del demonio - il nome diavolo n greco significa "colui che separa" - che mira a farci credere di essere soli e di non avere nessun altra possibilità per rimediare alla fatica e alla sofferenza del vivere.
Amico, amica,
se non scopri di essere figlio di Dio, di essere voluto da Lui fin dall'eternità, ti manca un aspetto fondamentale della tua esistenza, come diceva san Josemaría Escrivá.
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martedì 20 febbraio 2018

Per chi votare il 4 marzo? Marzo o un m'arzo?

Marzo o nun m'arzo?

Questo sarà il mio dilemma il giorno delle votazioni, ma credo che sarà quello di tanta gente che si è stancata del teatrino della politica. Il bulletto fiorentino che aveva detto che se ne sarebbe andato se bocciato al referendum è ancora lì "e sennò che faccio?" sembra dire... eppure aveva detto che si distingueva dagli altri per dignità e che lui la politica l'avrebbe lasciata davvero! Buffone. In questo ruolo lo vedo bene.




Berlusconi è ancora lì sempre più raggrinzito, sempre più incartapecorito, con il suo sorriso a 64 denti rifatti e falso, tremendamente falso, che vorrebbe assicurare "un futuro" chiedendo di fare affidamento su di lui, come leader politico. Ma, pur essendo un leader, non è politico (non dico statista, non scherziamo proprio), non è credibile e certamente non può rappresentare il futuro. Più passa il tempo e più mi sembra di vedere affinità fra i due leader degli opposti schieramenti accomunati da un primato vero, solido: totalmente furbi, totalmente inaffidabili, il gatto e la volpe.


Grillo, che fa fuori tutti quelli che non obbediscono ai suoi comandi di scuderia è una specie di comico in odore di follia, che ha smesso di fare il suo mestiere per dedicarsi alla politica ed ha messo su una mezza manica di sfessati - con le normali eccezioni - che certamente non danno un'affidabilità maggiore dei politici di mestiere, dopo tutti gli altarini che si sono scoperti e dopo un'ampia dimostrazione d'incapacità governativa ormai sufficientemente documentata. Prima almeno si poteva sperare che almeno loro fossero gli "onesti". Offende la religione. In realtà, stando da solo, perché "lui solo è santo" non sa più che pesci pigliare e, sicuramente, di pesci ne raccatterà di meno.


Il leghista Salvini è impresentabile, non solo per la sua ottusa intelligenza, ma anche perché non sa vivere, spara contro tutti ed è amato da gente per lo più ignorante e attenta solo ai cavoli propri. La negazione della politica sana, che dovrebbe puntare al bene comune.
Rimangono Meloni, che tutto sommato se la cava meglio degli altri, ma non si capisce se di fronte al presepe ci sta per onorare Dio o per farsi onorare da Lui ("cristiani votatemi, votatemi") e Lupi, che dopo le disfatte come cristiano di fronte alle unioni civili e alla legge sulle dat, cerca di fare capire che gli altri voti cristiani sono dispersi. E forse è pur vero, guardando all'improbabile familista Adinolfi ed in mezzo a tanta bravissima gente i cui valori evidentemente condivido, avendo un mucchio di amici fra di loro, ma rischiano - ed è un rischio serio - di fare un altro buco nell'acqua.

Ma allora da povero cristiano Pagano, anzi Pagano Pagano, chi voterò il 4 marzo? "Marzo? No, nun m'arzo! Ma si m'arzo e quer giorno a votare ce vado", ma per tracciare una bella croce sulla scheda con su scritto "Scheda Annullata" sopra. Almeno così se non si capisce il mio cervello quello che vuol fare (non ha gli elementi per scegliere) si capirà le mie viscere cosa ne pensano di questo teatrino della politica: "tutto quanto fa spettacolo". A partire da Grillo, si capisce che sarà pure questa la nostra realtà... "Ma non è una cosa seria".

sabato 23 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 9

Ce l'abbiamo quasi fatta. Ecco che già si vedono Gesù, Maria  e Giuseppe. E noi ascoltiamo la penultima lezione del Card. Ratzinger.



venerdì 22 dicembre 2017

Natale a Napoli. Napul'è mille culure...

Come mai tanta gente viene a trascorrere il Natale a Napoli?

Beh, intanto perché a Napoli ci sono i presepi,ma non basta... Perché è pur vero che se ci fosse più civiltà a Napoli tutti ne guadagneremo, ma non è forse altrettanto vero che il grado di civiltà di un posto è inversamente proporzionale alla sua umanità?

Oggi sono "sceso" a san Gregorio Armeno e ho ripreso alcune scene tipiche. Spero che vi piacciano.







Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 8

Adesso ci troviamo proprio a due passi dalla grotta e vediamo che non siamo i soli ad accorrere. Per forza:dicono che questo sia un bimbo speciale! Dai pastori ai Magi dall'Oriente lontano vengono a visitarlo e sembra proprio che sia molto importante questo bambino. Chi mai sarà? Un re? Non nascerebbe in una grotta... un profeta? Forse...


Andiamo, andiamo a vedere cosa succede ormai non manca molto e, nel frattempo, assistiamo a questa lezione del card. Ratzigner.




lunedì 18 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 7

Natale? Per i grandi non è altro che una favola, ma per i piccoli...
La grotta ormai si vede. Non c'è un bagliore che emana, come solitamente appare nelle rappresentazioni sacre: ci sono un uomo, una donna e un bambino nato. Possibile che il Re dei Re abbia deciso di nascere lì? Deve esserci un errore... Non ha senso. Chi di noi non avrebbe scelto potendo, la migliore clinica, oppure l'ospedale del nostro capoluogo? A quei tempi certo, non c'erano gli ospedali, ma almeno un ricovero, un appoggio più dignitoso... Dio stesso avrebbe certamente scelto di nascere al ritorno da quel faticoso viaggio a Betlemme con Maria, povera giovane, in quello stato...!

Natività di Julio Padrino

Tanto per cambiare i nostri piani sarebbero stati diversi e "migliori", più assennati, rispetto a quelli di Dio. Pensa un po'! Pensa tu quanti sapientoni avrebbero giudicato male e impossibile questa scelta da parte di Dio! Non degna di un Padre che è Dio, non degna di un figlio di Dio!
E ancora ci sono questi sapientoni. Questi che decidono che l'unica vera umanità è quella di chi decide coraggiosamente di fare a meno di Dio, che loro si sono i veri uomini, non quelli che credono alle favolette di un Dio fatto a loro immagine e somiglianza. Un Dio che conforta i loro cuori. No, loro fanno a meno delle favole, loro sono adulti, grandi ormai e si sono affrancati dai legami di una Chiesa che dice di rappresentarlo, ma razzola in modo del tutto diverso... non ne parliamo, pedofilia, abusi, interessi economici... Cristo? Si quello era un grand'uomo, ma non era certamente Dio! Che pretesa! Assolutamente fuori luogo! Come poteva sperare un uomo di far credere agli altri di essere il figlio di Dio? Dio stesso! Un alto esempio morale, senz'altro, un grande pensatore, uno dei più grandi della Storia, ma Dio... no Dio, non sappiamo se esiste e se esiste non si occupa certo delle cose di noi uomini...
Ecco, espresso semplicemente, il pensiero di coloro che pensano bene, dei benpensanti, in modo corretto, razionalmente e anche politicamente corretto.
Peccato che questi benpensanti, questi campioni di umanità non abbiano capito un amato... niente!
"Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto queste cose nascoste ai dotti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Si, o Padre, perché così è piaciuto a te..." (Mt 11,25). Il brano qui sotto può commentare validamente (per alcuni) il sublime Evento che ci apprestiamo a festeggiare e che stiamo cercando di capire perché lo festeggiamo. Prima di seguire la video-lezione in fondo alla pagina ti consigliamo di ascoltarlo contemplando la scena della Natività.


Ed ecco la settima video-lezione sulla fede del card. Joseph Ratzinger:



giovedì 14 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 6

Siamo ormai nelle immediate vicinanze della grotta.Già si vede il bagliore che emana e si ascolta il canto di un esercito di angeli che accompagnano questa povera famiglia che ha deciso di dare a Dio il via libera per agire nella Storia. E Dio sceglie di comparire senza comparire, solo pochi pastori all'inizio hanno la notizia "Vi è nato un Salvatore".


"Ci" è nato, si è nato per noi il Signore Gesù. Si tratta di un bambino apparentemente uguale a tutti gli altri, apparentemente...
Quanto spesso ci lasciamo fuorviare dalle apparenze. La realtà, la sostanza, quella che sta sotto, come dice la parola stessa, è un'altra. Chiediamo al Signore la grazia di riuscire a vedere un po' di più le cose nella loro sostanza, di non fermarci a quello che le ci direbbero i sensi. I bambini hanno una capacità singolare di cogliere al di là delle apparenze. Ad esempio capiscono subito se uno vuol loro del bene, per questo volevano andare da Gesù, che li amava e li prende a modello per entrare nel Regno dei Cieli.


martedì 12 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 5

Siamo solo a metà del cammino: ne resta ancora un poco da fare. Meglio così: vogliamo essere pronti per contemplare - termine desueto - la scena della grotta. Allora concentriamoci nelle nostre facoltà interiori ed esterne in modo da far tesoro degli insegnamenti del Card. Ratzinger. Festeggiamo così la Nostra Madre Celeste nel Suo giorno speciale: Madonna di Guadalupe. Vediamo cosa dice al Suo riguardo il sito Santi e Beati:


Con gli oltre venti milioni di pellegrini che lo visitano ogni anno, il santuario di Nostra Signora di Guadalupe, in Messico, e’ il più frequentato e amato di tutto il Centro e Sud America. Sono pellegrini di ogni razza e d'ogni condizione - uomini, donne, bambini, giovani e anziani - che vi giungono dalle zone limitrofe alla capitale o dai centri più lontani, a piedi o in bicicletta, dopo ore o, più spesso, giorni di cammino e di preghiera.
L’apparizione, nel XVI secolo, della “Virgen Morena” all’indio Juan Diego e’ un evento che ha lasciato un solco profondo nella religiosità e nella cultura messicana. La basilica ove attualmente si conserva l'immagine miracolosa e’ stata inaugurata nel 1976. Tre anni dopo e’ stata visitata dal papa Giovanni Paolo II, che dal balcone della facciata su cui sono scritte in caratteri d'oro le parole della Madonna a Juan Diego: “No estoy yo aqui que soy tu Madre?”, ha salutato le molte migliaia di messicani confluiti al Tepeyac; nello stesso luogo, nel 1990, ha proclamato beato il veggente Juan Diego, che e’ stato infine dichiarato santo nel 2002.
Che cosa era accaduto in quel lontano secolo XVI in Messico? Con lo sbarco degli spagnoli nelle terre del continente latino-americano aveva avuto inizio la lunga agonia di un popolo che aveva raggiunto un altissimo grado di progresso sociale e religioso. Il 13 agosto 1521 aveva segnato il tramonto di questa civiltà, quando Tenochtitlan, la superba capitale del mondo atzeco, fu saccheggiata e distrutta. L’immane tragedia che ha accompagnato la conquista del Messico da parte degli spagnoli, sancisce per un verso la completa caduta del regno degli aztechi e per l’altro l’affacciarsi di una nuova cultura e civiltà originata dalla mescolanza tra vincitori e vinti. E’ in questo contesto che, dieci anni dopo, va collocata l’apparizione della Madonna a un povero indio di nome Juan Diego, nei pressi di Città del Messico. La mattina del 9 dicembre 1531, mentre sta attraversando la collina del Tepeyac per raggiungere la citta’, l’indio e’ attratto da un canto armonioso di uccelli e dalla visione dolcissima di una Donna che lo chiama per nome con tenerezza. La Signora gli dice di essere "la Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio" e gli ordina di recarsi dal vescovo a riferirgli che desidera le si eriga un tempio ai piedi del colle. Juan Diego corre subito dal vescovo, ma non viene creduto.
Tornando a casa la sera, incontra nuovamente sul Tepeyac la Vergine Maria, a cui riferisce il suo insuccesso e chiede di essere esonerato dal compito affidatogli, dichiarandosene indegno. La Vergine gli ordina di tornare il giorno seguente dal vescovo, che, dopo avergli rivolto molte domande sul luogo e sulle circostanze dell’apparizione, gli chiede un segno. La Vergine promette di darglielo l’indomani. Ma il giorno seguente Juan Diego non puo’ tornare: un suo zio, Juan Bernardino, è gravemente ammalato e lui viene inviato di buon mattino a Tlatelolco a cercare un sacerdote che confessi il moribondo; giunto in vista del Tepeyac decide percio’ di cambiare strada per evitare l’incontro con la Signora. Ma la Signora è la’, davanti a lui, e gli domanda il perche’ di tanta fretta. Juan Diego si prostra ai suoi piedi e le chiede perdono per non poter compiere l’incarico affidatogli presso il vescovo, a causa della malattia mortale dello zio. La Signora lo rassicura, suo zio e’ gia’ guarito, e lo invita a salire sulla sommita’ del colle per cogliervi i fiori. Juan Diego sale e con grande meraviglia trova sulla cima del colle dei bellissimi "fiori di Castiglia": è il 12 dicembre, il solstizio d’inverno secondo il calendario giuliano allora vigente, e né la stagione nè il luogo, una desolata pietraia, sono adatti alla crescita di fiori del genere. Juan Diego ne raccoglie un mazzo che porta alla Vergine, la quale pero’ gli ordina di presentarli al vescovo come prova della verita’ delle apparizioni. Juan Diego ubbidisce e giunto al cospetto del presule, apre il suo mantello e all’istante sulla tilma si imprime e rende manifesta alla vista di tutti l’immagine della S. Vergine. Di fronte a tale prodigio, il vescovo cade in ginocchio, e con lui tutti i presenti. La mattina dopo Juan Diego accompagna il presule al Tepeyac per indicargli il luogo in cui la Madonna ha chiesto le sia innalzato un tempio. Nel frattempo l’immagine, collocata nella cattedrale, diventa presto oggetto di una devozione popolare che si è conservata ininterrotta fino ai nostri giorni. La Dolce Signora che si manifesto’ sul Tepeyac non vi apparve come una straniera. Ella infatti si presenta come una meticcia o morenita, indossa una tunica con dei fiocchi neri all’altezza del ventre, che nella cultura india denotavano le donne incinte. E’ una Madonna dal volto nobile, di colore bruno, mani giunte, vestito roseo, bordato di fiori. Un manto azzurro mare, trapuntato di stelle dorate, copre il suo capo e le scende fino ai piedi, che poggiano sulla luna. Alle sue spalle il sole risplende sul fondo con i suoi cento raggi. L'attenzione si concentra tutta sulla straordinaria e bellissima icona guadalupana, rimasta inspiegabilmente intatta nonostante il trascorrere dei secoli: questa immagine, che non e’ una pittura, nè un disegno, nè e’ fatta da mani umane, suscita la devozione dei fedeli di ogni parte del mondo e pone non pochi interrogativi alla scienza, un po’ come succede ormai da anni col mistero della Sacra Sindone.
La scoperta piu’ sconvolgente al riguardo e’ quella fatta, con l’ausilio di sofisticate apparecchiature elettroniche, da una commissione di scienziati, che ha evidenziato la presenza di un gruppo di 13 persone riflesse nelle pupille della S. Vergine: sarebbero lo stesso Juan Diego, con il vescovo e altri ignoti personaggi, presenti quel giorno al prodigioso evento in casa del presule. Un vero rompicapo per gli studiosi, un fenomeno scientificamente inspiegabile, che rivela l’origine miracolosa dell’immagine e comunica al mondo intero un grande messaggio di speranza. Nostra Signora di Guadalupe, che appare a Juan Diego in piedi, vestita di sole, non solo gli annuncia che e’ nostra madre spirituale, ma lo invita – come invita ciascuno di noi - ad aprire il proprio cuore all'opera di Cristo che ci ama e ci salva. Meditare oggi sull'evento guadalupano, un caso di “inculturazione” miracolosa, significa porsi alla scuola di Maria, maestra di umanita’ e di fede, annunciatrice e serva della Parola, che deve risplendere in tutto il suo fulgore, come l'immagine misteriosa sulla tilma del veggente messicano, che la Chiesa ha recentemente proclamato santo.

Autore: 
Maria Di Lorenzo


domenica 10 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 4

Siamo arrivati quasi a metà strada. Beh, credo che di cose interessanti, ne abbiamo scoperte, no? Decisamente interessanti, sconvolgenti, se ci metterai l'onestà intellettuale per cambiare quello che non va ogni volta che ti rendi conto che le cose stanno davvero così!


Preparati a scoprirne altre di cose interessanti e ricorda: io non voglio sconvolgere nessuno. La colpa è solo Sua, che si ostina a passare per piccolo e inosservato, anche se è grande, grandissimo... il più Grande di tutti.


sabato 9 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 3

Procediamo con il nostro viaggio alla scoperta del Natale, man mano che ci avviciniamo alla grotta di Betlemme, ascoltando le profonde parole del Card. Ratzinger.


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venerdì 8 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale - 2

Ci siamo. Abbiamo deciso di andare a fondo.Questa volta il Natale non può passare come il solito film che passa senza lasciarti niente se non un po' di magone a fine giornata!


Abbiamo scoperto che non riusciamo a cogliere completamente l'idea di Dio perché siamo tanto limitati. Quanto una formica, che riesce appena a scorgere il dito di una nostra mano ma non tutto noi stessi.
Adesso diamo un'occhiata cosa succede quando nel nostro cuore qualcosa prende il posto che dovrebbe spettare a Dio.


giovedì 7 dicembre 2017

Verso la grotta - Viaggio alla scoperta del Natale -1

Ci avviciniamo al Natale: ci sono molti modi di viverlo.
A Napoli si conosce una canzone di Renato Carosone che fa così:
Mo' vene Natale
Nun tengo denare
me leggio o' giurnale 
e me vaco a cuccà.


Lo spirito un po' scanzonato dei napoletani entra facilmente in sintonia con queste parole spiritose, ma tutto sommato tristi dell'autore napoletano e finisce col ripeterlo spesso e noi annuiamo senza volerci nascondere che spesso anche noi non riusciamo a viverlo bene, come vorremmo.
Lo possiamo vivere come una bella festa familiare, in cui ci si rivede con i propri cari, si passano dei bei momenti insieme e se si può - e si vuole - si va a Messa, sennò... beh, in fondo non è così importante, l'importante è stare bene con gli altri. Si questo è l'importante, la Messa non è la cosa più importante.
Lo possiamo vivere con fastidio, anche con una certa apprensione. Il Natale è bello ma è come una fotografia e la mia adesso non è proprio una bella situazione... perché dovrei fare una fotografia? Anzi, sai che ti dico? Mi da fastidio, questo Natale: Natale, Natale, Natale, non si sente parlare d'altro. Ma cos'è questo Natale? Una festa commerciale. Credi ancora alle favole?
Lo possiamo vivere come il succedersi delle solite immagini che si ripetono ogni anno: i bambini che fanno festa, noi che cerchiamo di calpestarci i calli il meno possibile, il presepe, magari anche la messa con la predica del prete che ci ricorda che Gesù si è fatto bambino, i dolci e poi, passata la festa, un senso di vuoto incredibile, un'angoscia senza fine. Certo, è bello stare insieme, ma poi, quando si rimane soli, il cuore si stringe e ci viene da piangere.
Lo possiamo vivere così lasciandolo trascorrere senza che faccia troppo danno e buttando via il bambino con l'acqua sporca.
Lo possiamo vivere anche come un'occasione d'incontrare Dio, sapendo che è venuto per incontrare noi. Veramente non sappiamo da dove iniziare ma, se ci pensiamo bene, non dobbiamo iniziare noi, perché ha già iniziato Lui. Si è fatto bambino!


Cosa avrebbe dovuto fare di più per farsi presente a noi? Per incontrarci e per farsi voler bene? Per insegnarci ad amare, a noi che ce ne dimentichiamo così spesso?
Una strada per tornare a stupirci di fronte alla grotta del presepe è questa magnifica serie di lezioni dell'allora Card. Ratzinger sul Credo, della quale qui inserisco la prima puntata.
Si tratta di una strada importante per arrivare ad apprezzare meglio il Natale, che, alla fine è il Natale di Gesù.


sabato 29 luglio 2017

Tre poesie tratte dal libro "Vento del Sud, volevo solo rivedere il mare"

Ecco tre delle poesie contenute in "Vento del Sud, volevo solo rivedere il mare"  http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/342919/vento-del-sud/ il mio primo

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/poesia/342919/vento-del-sud/
libro di poesie stampato nello scorso mese di luglio. Cosa c'entra con questo blog? C'entra... c'entra...



Un bambino   

Appena l’alba posa
i suoi primi raggi in casa
e stanco ti trascini
di fronte ad uno specchio

i sogni di bambino
ti appaiono lontani
eppure tu li senti
che stanno lì vicino

molti anni son passati
ma tu ti senti identico
e chiedi a te guardandoti
che sono quelle rughe

e quei capelli candidi
non hanno cancellato
il cuore ancora giovane
il sorriso sbarazzino

ti par passato un giorno
e forse si, è così:
il giorno pur magnifico

del viaggio della vita.


Il respiro del mare

Vorrei vedere ancora
Il sole riflesso in mille onde
Che s’infrangono stancamente
Sulla spiaggia
E organizzano un gioco di rincorse
Concentriche
Eccentriche
Proprio dove s’incontrano
I ciottoli arrotondati
Dal lungo lavorio dell’acqua
Mi lava e mi linda l’anima
Il respiro del mare
E mi fa pensare
Ancora una volta
Quanto Dio mi ama
Ad ogni onda che ritorna
Ad ogni respiro che sbiadisce
Sembra ripeterti
Ti voglio bene
Ti voglio bene
Ti voglio bene
Non lo capisci ancora?
Ti voglio bene
Ti voglio bene
Non tutto è perduto
Non tutto è compromesso
C’è ancora uno spiraglio
Perché io che ti ho fatto
Ti voglio bene
Ti voglio bene
Ancora
Ancora


Amore vero

Amore vero è
chiedere come stai
ma ancor di più capirlo al volo
Guardare negli occhi esprimendo amore
Dare una carezza senza aspettarsi nulla
Amare sapendosi amati
Cercare sapendosi cercati
Non chiudere gli occhi verso i difetti altrui
Essere grati all'altro per l'indulgenza sui propri
Avere il cuore pieno
di calore, di colori, di luce, di gioia, d'amore
Essere pronti a rinunciare a qualcosa per l'altro
Non dormire la notte se l'altro sta male
Sacrificarsi per l'altro
ed essere contenti di questo
senza rinfacciarglielo mai
Sentirne la mancanza
Gioire della sua presenza
Assaporarne la mancanza
Assaporarne la presenza
Gioire anche solo del fatto che c'è
Anche quando non è più fra di noi
Perché niente distrugge l'amore
Neppure la morte
Amore vero è chiedere scusa
Chiedere scusa è da grandi
da più grandi
Amore vero è rispetto profondo
Saper ascoltare
Non alzare la voce
non maltrattare
Dire umilmente la propria
senza voler sopraffare
Aspettare i tempi dell'altro
quando non è pronto
ad accettare
una cosa più grande di entrambi
che forse tu vedi e l'altro no
oppure l'altro vede e tu no
per questo non esiste chi ha ragione e chi ha torto
perché si vince solo se si convince
se si vince insieme
altrimenti è una ben triste vittoria
in realtà è una sconfitta di entrambi
Amore vero è accogliersi in pieno
in tutto e per tutto
senza condizioni
volendo correggere i difetti
ma sapendo amare anche con quelli
Amore vero è sapersi mettere al di sotto
per capire davvero come stanno le cose
Non togliere mai il proprio sostegno
se non per lasciare libero l'altro
Perché non c’è amore senza libertà
Né libertà senza amore


Presentazione del libro di poesie "Vento del Sud, volevo solo rivedere il mare"


Raccolta di poesie sparse. Erano sparse nel tempo, in diversi cassetti, in diverse vite, in diverse città: adesso sono alla settima. Città e vita. Se fossi un gatto avrei da temere. Siccome sono a Napoli ho da temere lo stesso: "Vedi Napoli e poi ..." Schhh! Statt' zitt'!"

Ma tanto morire si deve. 
Per cui non occorre "incaricarsene" come si direbbe da queste parti, o preoccuparsi. Tanto non cambia nulla. Pensarci prima, non serve, pensarci dopo, neppure. 
Occorre pensarci adesso, affrontando la realtà e la vita con coraggio, a viso aperto, che in fondo si vive una sola volta. 
L'altra vita non è che una prosecuzione di questa, un passaggio dal bianco e nero ai colori.

Riflessioni da quarantena

me, dopo 54 giorni di "quarantena" In questi giorni di forzata clausura, quando arrivano i momenti difficili in cui ti f...